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I Cantoni chiedono nuove misure restrittive a livello federale

Il consigliere federale Berset (a destra) con il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica, Lukas Engelberger (a sinistra). Keystone / Peter Schneider

Un secondo lockdown è uno scenario da evitare a ogni costo, al quale ricorrere unicamente come ultima spiaggia. È questo in sintesi il pensiero sull'impennata dei contagi da coronavirus degli ambienti economici, impegnati giovedì in una tavola rotonda alla quale ha presenziato anche il consigliere federale Guy Parmelin. Intanto i cantoni chiedono nuove misure restrittive coordinate però a livello nazionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 ottobre 2020 - 21:01

La situazione è molto seria, ma dobbiamo fare di tutto per impedire un lockdown come in primavera, anche a costo di restringere alcune attività legate al tempo libero. Lo ha dichiarato a Berna anche il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica, Lukas Engelberger, a conclusione di un incontro fra i suoi omologhi e il consigliere federale Alain Berset.

E questo mentre sono stati registrati 5’256 nuovi casi di coronavirus in Svizzera nelle ultime 24 ore. Il totale dei casi sale così a quota 97’019. Altre 106 persone sono state ricoverate in ospedale e si contano anche altri 11 decessi legati al Covid-19 (1’867 dall’inizio della pandemia). Tutti dati Link esternodell'Ufficio della sanità pubblica.

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Nuove misure richieste

È importante, hanno ribadito all'unisono sia Engelberger che Berset, fare di tutto per abbassare la curva dei contagi, letteralmente esplosa nelle ultime due settimane, ciò che ha già spinto alcuni cantoni, come il Vallese, a licenziare provvedimenti "drastici", garantendo nel contempo cure di qualità e capacità sufficienti, specie negli ospedali.

Per quanto attiene al ruolo della Confederazione, Engelberger si attende dal Consiglio federale un sostegno circa le misure protettive, come d'altronde già fatto domenica scorsa in merito all'uso della mascherina nei luoghi pubblici e alle restrizioni a livello di manifestazioni, sia private che pubbliche. Per Engelberger, determinati provvedimenti, come l'obbligo della mascherina in determinati ambienti, andrebbe esteso a livello nazionale.

Coordinamento nazionale

Di sicuro, ha sottolineato Berset, il virus non si ferma ai confini cantonali. Adesso è il momento di agire con celerità per evitare quanto accaduto in marzo, ossia la paralisi di buona parte della attività economiche. 

Quanto al ruolo del federalismo, Berset ha spiegato che al momento la cooperazione tra Berna e i cantoni sta funzionando bene, anche se la situazione è complicata. Nessun ricorso quindi al diritto d'urgenza, come in primavera.

È anche vero che se la situazione non migliorerà nei prossimi giorni, fra una settimana saranno introdotte ulteriori misure per contenere la diffusione del coronavirus. Come ha spiegato il consigliere federale Alain Berset, solo tre settimane fa eravamo una delle migliori nazioni sul piano europeo e ora siamo uno dei Paesi più in difficoltà. "È difficile spiegare cosa abbia portato a questo, ma se si continua di questo passo senza reagire la situazione rischia di peggiorare ulteriormente", ha concluso Berset.

Il servizio del telegiornale:

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Lockdown probabile

Di fronte all'esplosione del numero di nuove infezioni al coronavirus in Svizzera, il varo di un nuovo lockdown diventa sempre più probabile. Lo ha dichiarato il direttore del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF), Jan-Egbert Sturm.

Quest'ultimo è favorevole a misure che siano il più forte e corte possibili. Tuttavia, secondo Sturm, un mini-lockdown di due settimane al massimo è un'utopia.

"Attualmente il numero di casi è molto preoccupante e i ricoveri in ospedale sono in forte progressione", sottolinea l'economista del KOF. A suo avviso, se la situazione continua a evolvere in questa maniera, un nuovo confinamento sarà ineluttabile.

Le cifre di oggi

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tvsvizzera.it/fra con RSI
 

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