Nucleare, il popolo avrà l’ultima parola
Grazie alla riuscita formale del referendum promosso da una coalizione di partiti e associazioni ambientaliste, i cittadini svizzeri dovranno esprimersi alle urne sulla possibilità di costruire nuove centrali atomiche.
Il popolo svizzero sarà chiamato alle urne per esprimersi sulla costruzione di nuove centrali atomiche. Il referendum contro la modifica della legge sull’energia nucleare è infatti formalmente riuscito, ha comunicato la Cancelleria federale.
Lo scorso 6 ottobre il comitato referendario ha presentato 79’479 firme, si legge in una breve nota diffusa lunedì. Di queste, 78’922 sono state considerate valide. La soglia richiesta era come sempre fissata a quota 50’000.
L’esito positivo della raccolta di sottoscrizioni non è una sorpresa, essendo già stato anticipato dallo stesso comitato un mese fa. Ora che è arrivata anche l’ufficialità, gli aventi diritto potrebbero votare sulla modifica legislativa al più presto il 28 febbraio 2027.
Nella sessione estiva le Camere federali hanno approvato il controprogetto indiretto del Consiglio federale all’iniziativa popolare “Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)”. Esso prevede di revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari attualmente in vigore in Svizzera.
Secondo la coalizione “No alle nuove centrali nucleari”, che riunisce i Verdi, il Partito socialista, il Partito verde liebrale (PVL), una parte del Centro e una trentina di organizzazioni come l’Associazione traffico e ambiente (ATA), il WWF, Greenpeace, Pro Natura e Swissolar, con questo progetto governo e Parlamento ignorano la volontà popolare. A suo avviso infatti, i cittadini si sono già chiaramente espressi a tre riprese a favore di un futuro basato sulle fonti rinnovabili: attraverso l’adozione della Strategia energetica 2050 nel 2017, della legge sulla protezione del clima nel 2023 e della legge sull’elettricità nel 2024.
I rischi legati all’atomo sono invece considerati troppo elevati dagli oppositori della normativa rivista, preoccupati dai catastrofici incidenti di Fukushima e Chernobyl. La Svizzera inoltre diventerebbe più dipendente dall’estero e dalle importazioni (per esempio dall’uranio russo), hanno evidenziato i fautori del referendum, senza dimenticare i costi miliardari necessari per la costruzione di una centrale.
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