Non è ancora esodo, ma i ricchi di Dubai guardano alla Svizzera
L’incertezza generata dalle tensioni nel Golfo sta spingendo diverse persone facoltose residenti negli Emirati a valutare la Svizzera come nuova destinazione, con movimenti di capitali già in corso e crescente interesse per condizioni di vita, scuola, mercato immobiliare e fiscalità elvetiche.
Non è ancora esodo, ma i ricchi che avevano scelto gli Emirati Arabi Uniti (EAU) come residenza s’interrogano sul loro futuro e si interessano alla Svizzera: lo riferisce mercoledì la Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS, che al tema ha dedicato un approfondimento.
Stando all’emittente i soldi si stanno già muovendo, malgrado le banche rimangano molto discrete sul tema, forse non volendo dare l’impressione di approfittare di una situazione delicata. “Vi sono trasferimenti di fondi in atto”, conferma alla testata romanda Patrick Akiki, esperto della società di consulenza PwC Svizzera. “Ma come potete immaginare le regole sono molto più rigide di un tempo, cosa che è giusta: le banche elvetiche fanno quello che devono fare prima di accogliere il denaro. Per poter aprire un conto bancario in Svizzera ci vuole tempo”.
Ma oltre a spostare soldi c’è chi pensa anche a trasferirsi personalmente. “Negli Emirati – e più precisamente a Dubai, come centro finanziario – non si è in una situazione di panico, ma in un periodo di osservazione”, spiega alla RTS Lorenzo Romano, finanziere ginevrino molto attivo in EAU, che si è trovato fra l’altro bloccato proprio a Dubai all’inizio del conflitto. “Molte persone facoltose – possono essere imprenditori o famiglie – stanno rivalutando la loro futura residenza. Negli ultimi dieci giorni ho ricevuto diverse richieste per sapere quali sono i luoghi raccomandati in Svizzera, come funzionano le scuole private, come si acquistano immobili o come si affitta, come pure quali sono gli aspetti fiscali”, aggiunge. “È un tema che torna a essere discusso, è vero”.
La posizione privilegiata della Confederazione
La Svizzera ha già una posizione privilegiata: secondo i calcoli della società di consulenza Deloitte circa un quarto dei patrimoni stranieri gestiti nella Confederazione viene dal Medio Oriente. “Gli Emirati hanno moltissimo da offrire, in termini di diversità, cultura e altro”, prosegue Romano. “Al contrario, la Svizzera viene spesso vista come noiosa. Ma molte persone attualmente capiscono che questo lato forse più monotono è un vantaggio innegabile in un mondo fortemente polarizzato, con tensioni come quelle che si vivono attualmente nel Golfo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è Akiki. I paesi del Golfo – ricorda – avevano puntato sulla sicurezza, sul livello di istruzione proposto, sul supporto medico e sulla qualità della vita. “Oggi diverse grandi famiglie si pongono però la domanda: possiamo continuare a fidarci di questi paesi o è meglio tornare verso stati quali la Svizzera, che sono neutrali, che hanno un’ottima qualità della vita e che hanno mostrato grande resilienza?”, prosegue. “Si guarda anche al rafforzamento del franco, che dimostra come vi sia fiducia da parte dei mercati”.
Gli Emirati stanno comunque già reagendo. Dubai valuta per esempio attualmente un allentamento delle regole sulla fiscalità forfettaria: per beneficiarne si deve risiedere un numero di giorni minimo nel paese, ora la normativa potrebbe essere resa più flessibile. Ma secondo la RTS l’elemento determinante sarà la durata del conflitto in Iran: più a lungo proseguirà, più la piazza finanziaria locale sarà sotto pressione, con effetti favorevoli per altre nazioni.
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