Anche uno svizzero con dottorato USI in corsa per il Nobel di economia
In vista dell'annuncio del Nobel per l'economia, tra i possibili candidati figura anche il professore dell'Università di Zurigo Ernst Fehr, pioniere dell'economia comportamentale, sebbene non sia considerato tra i favoriti.
Lunedì verrà annunciato il vincitore del Premio Nobel per l’economia. Tra i nomi che da anni circolano come possibili candidati c’è anche quello di Ernst Fehr, professore all’Università di Zurigo con doppia nazionalità svizzera e austriaca.
Titolare anche di un dottorato honoris causa conferito nel 2009 dall’Università della Svizzera italiana (USI), non figura comunque tra i primi favoriti.
Fehr, 70 anni, è una delle figure di spicco della cosiddetta economia comportamentale. Il suo lavoro ha contribuito a relativizzare l’immagine classica dell'”homo oeconomicus”, l’individuo guidato esclusivamente dal proprio interesse. “Molti economisti sapevano che non era tutta la verità, ma avevano interiorizzato quella rappresentazione”, ha dichiarato alcuni mesi or sono in un’intervista alla Neue Zürcher Zeitung. Le evidenze scientifiche mostrano invece che le persone sono motivate anche da equità, giustizia e dal benessere degli altri.
Considerato uno degli economisti più citati, se non il più citato, dell’area germanofona, Fehr dirige dal 2012 anche l’UBS International Center of Economics in Society, istituto associato all’Università di Zurigo, creato dalla grande banca con un contributo iniziale di 100 milioni di franchi. Secondo Fehr la libertà scientifica dell’istituto è “completamente garantita”.
L’elevato prestigio di cui gode nella comunità economica internazionale è stato confermato lo scorso giugno, quando a Zurigo si è tenuta una conferenza scientifica per il suo 70esimo compleanno, con la partecipazione di premi Nobel come Abhijit Banerjee, Esther Duflo, Joel Mokyr, Oliver Hart e Jean Tirole. Professore a Zurigo dal 1994, è nato a Hard, nel Voralberg austriaco, vive nella città sulla Limmat, è sposato dal 1986 e ha due figli.
Non è il favorito
Fehr è comunque solo uno dei molti nomi ai quali vengono attribuite possibilità di vincere il Nobel. Un punto di riferimento è il servizio informativo Clarivate, che identifica sulla base delle citazioni scientifiche i ricercatori il cui lavoro ha raggiunto, secondo la sua valutazione, una “qualità da Nobel”, senza però voler formulare previsioni ufficiali. Per il 2026 Clarivate ha segnalato quattro nomi per le scienze economiche: il teorico monetario Michael Woodford della Columbia University, i cui studi su politica monetaria, aspettative d’inflazione e comunicazione delle banche centrali hanno influenzato anche la pratica, in particolare come precursore della cosiddetta “forward guidance”; Susan Athey della Stanford University e Hal Varian dell’Università di Berkeley, conosciuti per i loro lavori sull’economia delle tecnologie dell’informazione; e Sidney Winter dell’Università della Pennsylvania, studioso di economia evolutiva e dell’adattamento di imprese e organizzazioni ai mutamenti del contesto.
Su Polymarket – piattaforma in cui è possibile scommettere sull’esito di eventi futuri – in testa c’è attualmente un altro economista, Ariel Pakes, docente di Harvard specializzato in econometria e organizzazione industriale: è accreditato al 19% (cioè pagando 19 centesimi si ottiene un dollaro nel caso che Pakes ottenga il riconoscimento). Ernst Fehr è dato al 6%, al sesto posto.
Ultima considerazione importante: il Premio Nobel per l’economia non è in realtà un riconoscimento istituito da Alfred Nobel, ma fu creato nel 1968 dalla Banca centrale svedese in occasione del suo 300esimo anniversario e viene assegnato dal 1969. Il nome ufficiale è quindi “Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel”. Nel testamento, Nobel – che come noto diventò ricco grazie all’invenzione della dinamite – aveva infatti previsto solo le cinque categorie di fisica, chimica, medicina, letteratura e pace.
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