“No” degli Stati all’iniziativa sulla neutralità e “sì” al controprogetto
Pur respingendo l'iniziativa popolare sulla neutralità, il Consiglio degli Stati ha ribadito con un voto risicato la sua volontà di opporle un controprogetto diretto, andando così contro la posizione del Consiglio Nazionale e del Governo.
L’iniziativa popolare sulla neutralità deve essere sì respinta, ma le va opposto un controprogetto diretto. Dopo un intenso dibattito, il Consiglio degli Stati ha ribadito – con 22 voti a 21 e 1 astenuto – la sua posizione rispetto a quella di Governo e Nazionale.
Il dossier ritorna quindi alla Camera del popolo, che la settimana scorsa aveva raccomandato un “no” sia all’iniziativa che alla controproposta. Se il Nazionale, per la seconda volta, non entrerà in materia sul controprogetto, quest’ultimo verrà accantonato.
Neutralità sancita nella Costituzione
Secondo una maggioranza, seppur risicata, dei “senatori”, e con il voto decisivo del suo presidente Stefan Engler (Centro), la neutralità va sancita nella Costituzione. Giovedì l’Unione dempocratica di centro (UDC, destra conservatrice) ha tentato invano di convincere il plenum a ritornare sulla sua decisione di bocciare l’iniziativa.
La formulazione del controprogetto è conforme alla pratica attuale, hanno sostenuto gli oratori di entrambi i campi. Per i sostenitori del controprogetto, si tratta quindi solo di ancorare nella Costituzione uno strumento già utilizzato oggi.
Un’alternativa per i cittadini
È necessario offrire ai cittadini un’alternativa all’iniziativa, ha rilevato il “senatore” Charles Juillard (Centro). Per il suo collega di partito Benedikt Würth (Centro), conviene dare un segnale chiaro, sostenendo una “neutralità perpetua e armata”, ma rifiutando il divieto delle cooperazioni in materia di sicurezza o delle sanzioni, come vogliono gli iniziativisti.
Se l’iniziativa viene respinta alle urne senza controprogetto, all’estero si penserà che la Svizzera ha rifiutato di definire la propria neutralità, ha aggiunto Mauro Poggia (Mouvement citoyen genevois – MCG, destra populista). Di tutt’altro avviso il ministro degli esteri Ignazio Cassis, per il quale se il controprogetto venisse accettato in votazione, si invierebbe il segnale a livello internazionale che la Confederazione cambia qualcosa in materia di neutralità.
“Necessario non fare nulla”
Per gli oppositori del controprogetto, non è necessario un ancoraggio nella Costituzione per garantire il proseguimento della pratica attuale. Quando una legge non è necessaria, è opportuno non fare nulla, ha dichiarato il consigliere federale. Un controprogetto non aggiunge nulla, gli ha fatto eco Carlo Sommaruga (Partito socialista – PS).
Dal canto suo, Pascal Broulis (Partito liberale radicale – PLR, destra liberale) teme che un controprogetto possa portare a più ricorsi davanti ai tribunali. A suo avviso, si corre il rischio che il testo venga utilizzato in una moltitudine di ambiti in cui la neutralità è mal definita, vale a dire sanzioni, cooperazioni militari ed esportazioni di armi.
“No” all’iniziativa
Il ministro degli esteri ha inoltre ribadito – invano – che una definizione flessibile della neutralità permette di dare un margine di manovra essenziale al Consiglio federale per agire nell’interesse della Svizzera. Ma alla fine Cassis è stato seguito solo dalla sinistra, dai Verdi liberali e dal suo partito. L’UDC e il Centro si sono schierati compatti dietro il controprogetto, che era sostenuto anche da Daniel Jositsch (PS).
I due rami del Parlamento avevano già detto “no” all’iniziativa popolare la cui denominazione ufficiale è “Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)” lanciata da Pro Svizzera e da alcuni membri dell’UDC. Il testo vuole qualificare la neutralità elvetica come “perpetua e armata”. Esige anche che la Svizzera non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, né adotti sanzioni economiche o diplomatiche contro uno Stato belligerante (al contrario di quanto fatto con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina), fatti salvi i suoi obblighi verso l’ONU.
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