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A causa della siccità sono aumentate le macellazioni di bovini

Siccità e sovrapproduzione di latte hanno causato l'aumento delle macellazioni di bovini del 15% a giugno e luglio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I dati disponibili confermano un aumento delle macellazioni di bovini dall’inizio di giugno, principalmente mucche, una categoria che comprende in particolare gli animali da latte, ha spiegato mercoledì a Keystone-ATS Christophe Hutmacher a nome di ProviandeCollegamento esterno, l’organizzazione interprofessionale del settore.

Questo aumento è dovuto principalmente alla siccità e alla conseguente scarsità di foraggio, nonché alle attuali difficoltà sul mercato del latte. “Possono intervenire anche altri fattori stagionali o specifici di ciascuna azienda agricola. Non è possibile valutare con precisione la quota rispettiva di ciascuno di questi elementi”, aggiunge Hutmacher, precisando che i dati di quest’anno sono ancora provvisori.

7’000 mucche in più

A giugno e luglio, i macelli svizzeri hanno lavorato quasi 7 mila mucche in più rispetto allo stesso periodo del 2025, ovvero il 32,9%, secondo le statistiche di Proviande. Per quanto riguarda le giovenche (giovani vacche che non hanno ancora partorito), l’aumento è stato del 13,3%, per i tori del 6,0% e per i vitelli (contabilizzati separatamente) del 3,9%. Al contrario, sono stati macellati meno bovini da carne (7,3%).

In totale, in Svizzera sono stati macellati quasi 70 mila bovini (esclusi i vitelli) in questi due mesi, contro poco più di 60’700 dello scorso anno nello stesso periodo, con un aumento del 15,3%. In termini di numero di capi, le mucche macellate sono quasi quattro volte più numerose dei buoi e quasi il doppio rispetto ai tori o alle giovenche.

Impatto limitato sui prezzi

Sebbene la siccità e la situazione del mercato del latte siano le cause principali dell’incremento delle macellazioni, non è tuttavia possibile determinare con precisione quanti animali siano stati macellati prima del previsto per questi motivi. La statistica, infatti, non registra né il motivo della macellazione né la razza o la destinazione produttiva di ciascun animale, osserva Hutmacher.

Poiché i prezzi alla produzione variano, come in ogni mercato, in funzione della domanda e dell’offerta, l’attuale aumento a breve termine della produzione esercita quindi una pressione sui prezzi, soprattutto nella categoria delle mucche, precisa Hutmacher. Quest’ultimo aggiunge però che i prezzi pagati agli allevatori rimangono nettamente superiori alla media degli anni precedenti.

A valle della filiera, il consumatore non dovrebbe invece risentirne, almeno nell’immediato. Un’evoluzione dei prezzi alla produzione non si ripercuote necessariamente in modo diretto o immediato sui prezzi praticati nei negozi.

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