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Albo artigiani, censurata anche la versione light

Stop preventivo della ComCo al nuovo progetto di legge sulle imprese artigianali in Ticino. Keystone


Si stanno addensando fitte nubi sulla nuova versione light dell’albo degli artigiani in Ticino. Dopo l’abrogazione della legge sancita lo scorso 6 novembre del parlamento cantonale, anche il progetto messo a punto in questi mesi a Bellinzona, che prescrive una procedura d’annuncio obbligatoria, è stato virtualmente affossato dalla Commissione della concorrenza (ComCo) ancora prima della sua nascita.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2019 - 17:44
tvsvizzera/spal

Il nuovo testo introduce, a giudizio dell’autorità federale, troppe restrizioni all’attività delle ditte intenzionate a lavorare in Ticino e per questo motivo contrasta con il diritto superiore, in particolare la legge federale sul mercato interno (LMI).

Il dispositivo elaborato dalla speciale commissione del Gran Consiglio ticinese, per ovviare alle censure riguardanti l’obbligo di iscrizione generalizzato delle ditte edili – ritenuto un ostacolo alla libera concorrenza tutelata dalle norme federali – prevede due tipologie di albo: uno ordinario al quale le imprese si possono iscrivere gratuitamente e un altro riservato alle ditte certificate. In questo secondo caso l’iscrizione, condizionata all’adempimento di determinati requisiti professionali e personali, è onerosa.

Ma entrambe le ipotesi vengono contestate dalla ComCo che prende di mira soprattutto l’articolo 5 del progetto di legge, secondo il quale “le imprese artigianali che intendono eseguire lavori (…) sul territorio del Cantone Ticino hanno l’obbligo di annunciarsi all’albo delle imprese artigianali e hanno il diritto di esservi iscritte”.

Ma l’obbligo di annuncio, sostiene la commissione della concorrenza, ha gli stessi effetti dell’obbligo di iscrizione e quindi comporta una limitazione al libero accesso al mercato in contrasto con la LMI.

Effetti analoghi verrebbero prodotti dalla certificazione (onerosa) degli artigiani che lo richiedessero, dal momento che nell’assegnazione delle commesse pubbliche questa previsione avvantaggerebbe “in modo contrario alla LMI le imprese iscritte a questo albo”.

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Alla luce delle valutazioni della ComCo non sembra esserci spazio per una regolamentazione cantonale in questo ramo economico. Le barriere poste dalla politica ticinese nell’ultimo lustro all’accesso al mercato cantonale non hanno infatti avuto molta fortuna. E difficilmente potrà avere un futuro la nuova proposta elaborata in parlamento, che se venisse adottata, sarebbe immediatamente attaccata dai ricorsi dell’autorità federale garante della concorrenza.

  

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