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Mercato del lavoro ticinese Padroncini, cala il sipario sulla Legge artigiani

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LIA abrogata in Gran Consiglio

La contestata legge sugli artigiani (LIA), entrata in vigore in Ticino nel febbraio del 2016 allo scopo di porre un freno alla concorrenza delle ditte d'oltreconfine, è stata abrogata oggi dal Gran Consiglio cantonale che ha preso atto delle sentenze che ne hanno certificato l'incompatibilità con il diritto federale (Legge sul mercato interno).

Con 42 voti contro 30 (9 astenuti) i deputati ticinesi hanno seguito le indicazioni del governo cantonale, che ne chiedeva appunto la soppressione, ma nei prossimi mesi sarà messo a punto un nuovo progetto parlamentare per tutelare le imprese artigiane locali. Con l'obiettivo di perseguire gli stessi fini della LIA con una normativa che non violi però i principi di libertà economica e di libero accesso al mercato. Diritti che a giudizio del Tribunale cantonale amministrativo e della stessa Commissione federale della concorrenza (Comco) erano stati negati dalla legge approvata da tutti i gruppi (un solo voto contrario) presenti nel Gran Consiglio ticinese nel marzo del 2015.

Un freno ai padroncini

Il regime autorizzativo introdotto dalla LIA, che comportava l'obbligo di iscrizione oneroso all'albo cantonale e l'adempimento di diversi oneri amministrativi da parte delle imprese artigiane interessate a operare nel cantone italofono, era stato censurato da due sentenze del TRAM che ne avevano certificato la contrarietà con il diritto superiore. Con il voto odierno si pone quindi fine alle incertezze giuridiche e alle iniquità provocate dalle norme ritenute illegittime. Ma la vicenda è destinata comunque ad avere un seguito, come hanno promesso i parlamentari ticinesi.

L'intento, supportato dai numeri, è quello di contrastare, come cercava di fare la LIA, l'afflusso di aziende italiane che lavorano a costi sensibilmente inferiori rispetto ai colleghi confederati. Nei due anni in cui sono state in vigore le norme cantonali si è infatti assistito a una riduzione del 30,8% dei dipendenti di ditte lombarde o piemontesi e del 23,7% dei lavoratori distaccati. Ma è anche vero che al contempo si sono prodotti fenomeni indesiderati: la diminuzione di padroncini e distaccati è stata in parte controbilanciata dall'aumento di assunzioni da parte di datori di lavoro locali di lavoratori soggetti a notifica (+14,4%). E solo un'intensificazione dei controlli potrà contribuire a scoraggiare questa evoluzione.

Una vicenda iniziata nel 2012

L'iter che ha portato al dietrofront dei deputati ticinesi era iniziato oltre sei anni fa. Nel novembre del 2012 un'iniziativa parlamentare elaboratLink esternoa sottoscritta dai deputati Paolo Pagnamenta, Michele Barra, Gianni Guidicelli e Saverio Lurati chiedeva, come proposto dall'Unione associazioni dell'edilizia (UAE), di estendere al settore delle imprese artigianali, il regime autorizzativo in vigore dal 1989 nel ramo delle costruzioni. Con l'entrata in vigore in Svizzera, nel giugno 2002, dell'Accordo di libera circolazioneLink esterno era infatti cresciuta la concorrenza di ditte e padroncini italiani sul mercato ticinese e l'intento della politica era quello di cercare di contrastare il fenomeno.

Sono quindi seguite un'interpellanza (9 dicembre 2013) e una mozione (12 marzo 2014) che invitavano governo cantonale a intervenire con una certa sollecitudine. Il Consiglio di Stato ha così fornito le sue valutazioni in merito (Messaggio 6999Link esterno dell'11 novembre 2014) di modo che il legislativo cantonale ha potuto finalmente approvare nel marzo 2015 la Legge sulle imprese artigianali (LIA)Link esterno, che è entrata in vigore nel successivo mese di febbraio. Ma fin da subito si sono manifestate critiche alle nuove disposizioni, in particolare tra gli artigiani non iscritti all'Uae o tra le ditte residenti fuori cantone.

Il governo ha quindi provveduto a ridurre la tassa d'iscrizione (da 2'000 a 600 franchi annuali) e ha invitato la Commissione di vigilanza a semplificare le procedure di ammissione all'albo. Misure che non sono però bastate a scongiurare le contestazioni delle Camere di commercio della Svizzera centrale e di Uri, della Commissione federale della concorrenza e delle regioni italiane confinanti. Una parte degli stessi artigiani ticinesi ne ha chiesto l'abrogazione con una petizione consegnata a Bellinzona nel giugno dell'anno scorso.

Norme affossate dai tribunali

Ma a decretarne la fine, sancita con il voto odierno, sono state le sentenze del Tribunale cantonale amministrativo: nel novembre di un anno fa i giudici amministrativi, su ricorso di un mobiliere ticinese, avevano sentenziato che la restrizione della libertà economica in quest'ambito, attraverso l'introduzione di un regime autorizzativo, non risponde a un interesse pubblico meritevole di tutela e non rispetta il principio di proporzionalità.

Successivamente, nello scorso mese di febbraio la corte, chiamata a esprimersi su opposizioni della Comco, ha confermato questo indirizzo, con argomentazioni analoghe (in particolare sottolineando che la LIA non è idonea a tutelare beni quali la sicurezza dei lavoratori, la garanzia della qualità e la prevenzione degli abusi nella concorrenza e pertanto restrizioni all'accesso al mercato non sono giustificate).

Soluzioni alternative

Un gruppo di lavoro formato da granconsiglieri, sindacalisti e rappresentanti dell'Unione associazione dell'edilizia ha cercato di salvare lo spirito della legge, formulando proposte compatibili con le norme federali (adesione spontanea alle prescrizioni della LIA con possibilità di iscrizione gratuita all'albo attraverso semplice notifica).

Ma il pacchetto di misure proposte non incontra i favori del governo che non lo ritiene completamente conforme alla Legge sul mercato interno (mantiene l'obbligo, seppur gratuito, di iscrizione) e lo valuta scarsamente efficace in tema di controlli. La palla passa ora nelle mani del Gran Consiglio che, restituita certezza giuridica al settore, dovrà definire un nuovo progetto entro il prossimo mese di giugno. In proposito esiste già la bozza di un'iniziativa elaborata messa a punto dalla deputata Amanda Rückert (Lega dei Ticinesi)   

I numeri della LIA: A fine dicembre 2017 erano giunte alla Commissione LIA 5'200 richieste di iscrizione da parte di 4'600 imprese (circa 1'000 provenienti dall'Italia). Oltre 3'000 hanno ottenuto l'autorizzazione e 132 sono state respinte (85 svizzere e 47 italiane). Le multe inflitte per irregolarità o mancata iscrizione all'albo ammontano a 540'000 franchi. Delle 450 ditte controllate 2/3 avevano sede nella Confederazione e 1/3 in Italia.


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