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Materie prime critiche, la Svizzera è importante per la strategia di Trump

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Keystone-SDA

Grazie alle sue aziende specializzate, la Svizzera si trova al centro delle strategie sulle materie prime critiche dell'amministrazione Trump, una situazione che, pur offrendo opportunità, comporta rischi e spinge le autorità federali ad adottare una linea prudente.

La Svizzera, con le sue aziende specializzate, riveste un ruolo di primo piano nelle strategie sulle materie prime critiche dell’amministrazione di Donald Trump. Si tratta di una situazione non priva di rischi e le autorità della Confederazione scelgono la prudenza.

Il presidente statunitense ha fra le varie cose creato un blocco di Paesi legati dal commercio di sostanze come le terre rare e altre materie prime considerate critiche, in particolare per ridurre il controllo cinese sul mercato.

“La SECO ha preso conoscenza del ‘Critical Minerals Trading Bloc’. Al momento non ci sono discussioni su una possibile adesione della Svizzera”, ha detto martedì una portavoce della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) a Keystone-ATS, confermando quanto scritto lunedì dai quotidiani Basler Zeitung, Berner Zeitung, Bund e Tages-Anzeiger.

Rispondendo a una domanda dell’agenzia, la portavoce ha poi affermato che la questione non è stata discussa negli ultimi incontri avvenuti fra autorità elvetiche e statunitensi. La SECO e altri uffici federali – ha spiegato – seguono attentamente gli sviluppi internazionali nel settore delle materie prime minerali e sono in contatto regolare con i settori interessati.

Opportunità per le aziende

Le aziende elvetiche possono approfittare dell’evoluzione della politica americana, come mostrano i casi di Vitol e Trafigura – società globali con hub elvetici, protagonisti degli accordi USA legati al petrolio in Venezuela – o ancora di Glencore e Mercuria. “La presenza di grandi commercianti di materie prime in Svizzera non è solo prezioso da un punto di vista economico, ma anche significativo a livello geopolitico”, ha affermato – citata ieri dai giornali – Florence Schurch, Segretaria generale dell’associazione di settore Suissenégoce.

Le stesse aziende, però, potrebbero andare incontro ad alcuni rischi seguendo l’iniziativa di Trump. “La problematica sicuramente esiste. La maggioranza delle società è consapevole della situazione e si è posizionata di conseguenza”, ha spiegato Ralph Weber, professore dell’Università di Basilea ed esperto delle relazioni fra Europa e Cina.

Un posizionamento troppo neutrale fra Stati Uniti e Cina – quest’ultima attualmente dominatrice del mercato, in particolare se si parla di terre rare – potrebbe poi esporre alle conseguenze di eventuali guerre commerciali fra i due giganti. Il tutto però funzionerà “finché tutte le parti saranno soddisfatte delle prestazioni di queste società”, ha chiosato Weber.

Anche un futuro cambio di amministrazione negli Stati Uniti potrebbe risultare problematico, con i democratici che hanno già fatto trapelare il loro malumore riguardo alle strategie petrolifere di Trump.

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