Materiale bellico, la destra trova un compromesso per l’export
Per superare le difficoltà di vendita dell'industria bellica nazionale dovute alle leggi sulla neutralità, i partiti svizzeri di centro-destra hanno raggiunto un compromesso che consentirebbe la riesportazione delle armi acquistate da altri Paesi.
L’industria bellica svizzera lamenta da tempo le difficoltà di vendita ai Paesi europei a causa delle restrizioni fissate nella legge sul materiale bellico. Ora, secondo una ricerca della Radiotelevisione della Svizzera tedesca SRF, i partiti di centro-destra avrebbero trovato un compromesso per conciliare l’esportazione di armi e la neutralità. Anche l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), finora contraria, sosterrebbe la soluzione.
In un incontro dell’industria degli armamenti a Berna, Roland Hoffman, responsabile commerciale dell’azienda Carbomill, una delle molte piccole imprese svizzere che producono componenti anche per il settore bellico, ha spiegato la situazione attuale del settore: “È sempre più difficile ricevere delle ordinazioni semplicemente perché all’estero non c’è più fiducia nella nostra industria o forse nella politica svizzera”. Le vendite, insomma, stagnano, nonostante l’Europa si stia riarmando.
Vari Paesi europei hanno infatti affermato di non voler più acquistare materiale bellico in Svizzera, poiché non possono cedere ad altri le armi acquistate, soprattutto non all’Ucraina.
L’UDC finora non ha voluto allentare le regole sulle esportazioni a causa della neutralità elvetica. Ora, però, il consigliere nazionale Mauro Tuena ha formulato una proposta concordata con il Centro e il Partito liberale radicale (PLR, destra).
“Abbiamo avuto intense discussioni fra i partiti di centro-destra perché è essenziale che l’industria degli armamenti nel nostro Paese possa sopravvivere”, ha dichiarato Tuena. “Senza questa industria non c’è esercito e la soluzione che è ora sul tavolo può ottenere una maggioranza”.
La proposta prevede che i Paesi europei, in particolare, possano cedere liberamente le armi acquistate in Svizzera. Il Consiglio federale potrà però vietarlo esplicitamente in singoli casi per motivi di neutralità.
Una proposta decisiva, secondo il responsabile dell’Ufficio federale dell’armamento armasuisse Urs Loher. “I Paesi stranieri devono poter riacquistare fiducia nell’industria svizzera degli armamenti”.
“Sono fiducioso e questa soluzione è l’ultima possibilità. L’affidabilità, il poter pianificare, la certezza del diritto sono essenziali per le nostre ditte”, ha dal canto suo aggiunto il direttore del l’associazione del comparto metalmeccanico ed elettrotecnico elvetico Swissmem, Stefan Brupbacher.
La proposta verrà ora discussa nella commissione di politica di sicurezza del Consiglio nazionale. La sinistra ha già annunciato la sua opposizione a questo allentamento.
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