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Lo schiaffo, gesto educativo o inaccettabile?

Il Consiglio federale si è detto contrario a un esplicito divieto delle sberle da parte dei genitori, la Protezione dell'infanzia chiede un articolo nel codice civile

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 agosto 2015 - 21:29

Il Consiglio federale, questa settimana, si è detto contrario a un esplicito divieto degli schiaffi da parte dei genitori. Pur ritenendo la violenza incompatibile con il bene dei piccoli, il Governo sostiene che le attuali leggi siano sufficienti.

Quasi un bimbo su due, in Svizzera, riceve delle sberle a scopo educativo. Di fronte a queste cifre, c'è chi chiede un divieto esplicito delle punizioni corporali da parte dei genitori. Ma a livello politico sugli schiaffi ai figli c'è disaccordo: alcuni li reputano un gesto non troppo grave.

La posizione del Consiglio federale non soddisfa la Fondazione svizzera per la protezione dell'infanzia, che chiede un articolo nel codice civile. Che sia un segnale per la società -"la violenza sui bambini non è accettata"- e per i bambini stessi, affinché sappiano che hanno chiari diritti.

Fino al 1978 il codice civile svizzero permetteva gli schiaffi. L'articolo 278 autorizzava i genitori a usare i mezzi di correzione necessari per l'educazione dei figli.

L'articolo oggi non esiste più. Del resto, divieto o no, tutti paiono d'accordo sul fatto che si debba puntare su un'educazione senza ceffoni.

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