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Linea veloce, merci lente

Gli spedizionieri di Varese e Como sono chiari: AlpTransit andava sfruttata meglio nel settore merci

La nuova dorsale ferroviaria alpina potrebbe non portare grandi benefici agli spedizionieri a Sud del Canton Ticino, nelle province italiane di Varese e Como. Per naturale conseguenza - questo è un aspetto che riguarda non solo le attività commerciali doganali - potrebbe non esserci la tanto sperata rivoluzione, almeno nei primi anni di esercizio di AlpTransit, per l'utenza che vuole inviare o deve ricevere le merci. Sia inteso, diversi spedizionieri intervistati in queste due province di confine hanno dichiarato che "è già molto mantenere l'attuale standard vista la carenza di infrastrutture importanti in aree di confine".

Niente infrastrutture, benefici incerti

Un primo ostacolo ad una maggiore e più veloce movimentazione di merci pare essere proprio la mancanza di collegamenti (si pensi ai ritardi della Stabio-Arcisate e alle diverse "strozzature" stradali), o alla mancanza di impianti di raccordo rotaia/gomma, fatto salvo per le stazioni intermodali storiche come quelle di Busto Arsizio, Milano o Novara che tuttavia tagliano fuori l'area commerciale attorno al cantone, nella parte Sud del Ticino. Per essere semplici, le aziende che dal Malcantone, dal Mendrisiotto o dal Luganese devono spedire materiale di una certa entità, fanno riferimento a spedizionieri a Lavena Ponte Tresa, a Montano Lucino, Como o al Gaggiolo. Proprio questo lamentano i professionisti del settore: ci fosse stata una stazione di arrivo prossima al confine, si avrebbe avuto un maggiore sviluppo sul traffico merci beneficiando realmente del nuovo tunnel ferroviario e facendo beneficiare le aziende ticinesi che "spediscono". I motivi di questa "miopia" nel non prepararsi per tempo a questo salto di qualità, secondo gli spedizionieri, sono diversi.

Le testimonianze

Franco Fraquelli, membro di una famiglia di professionisti del settore dagli anni '60, non senza qualche ironia ha detto che "AlpTransit ha colto un po' tutti di sorpresa", ma che bisogna prestare attenzione per fare in modo che il Ticino non diventi un grande deposito merci senza sbocchi. Aldo Lupi, che è pure presidente del Consiglio territoriale degli spedizionieri doganali lombardi, ha puntato il dito "contro una sorta di stasi" da parte dei politici locali, "meno preparati e meno pronti rispetto alle realtà di Novara, Busto Arsizio o Lecco e Varese". Quali che siano responsabili e responsabilità, la sensazione è che i benefici dell'opera svizzera potrebbero non farsi sentire subito nell'area medio corta, nella stessa Lombardia che, ironia della sorte, svolge la maggior parte di operazioni doganali di tutto il resto d'Italia, a seguire la Liguria, stando a quanto espresso dagli esperti in materia. Un vero peccato denunciano gli operatori, considerato pure che dal 1. maggio 2016, a livello europeo, si è adottato un nuovo regolamento doganale Comunitario, più snello, fatto per velocizzare talune operazioni.

sdr

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