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Le aziende svizzere sono impreparate ai cyberattacchi

schermata computer con simbolo morte
Allarme cybersicurezza nelle aziende svizzere Keystone-SDA

Un'indagine rivela un pericoloso ritardo da parte delle imprese elvetiche, in particolare le PMI, nell'adottare contromisure efficaci contro il numero crescente di aggressioni digitali che sfruttano l'intelligenza artificiale.

Secondo uno studio, in Svizzera i consigli di amministrazione sono in ritardo nella lotta contro gli attacchi informatici basati sull’intelligenza artificiale (IA). Tuttavia, l’aumento di tali aggressioni digitali aggrava i rischi, in particolare per le PMI.

I criminali informatici ricorrono sempre più spesso all’intelligenza artificiale, il che facilita l’esecuzione degli attacchi e aumenta i potenziali danni. Tuttavia, quasi tre quarti delle aziende elvetiche non dispongono di alcuna strategia esplicita per contrastare il fenomeno. È quanto emerge dallo studio SwissVR Monitor, pubblicato mercoledì.

Condotta dall’associazione dei consigli di amministrazione SwissVR, dalla società di revisione e consulenza Deloitte e dalla Scuola universitaria professionale di Lucerna, la ricerca si è basata sulle opinioni dei membri dei consigli di amministrazione (CdA) di società quotate in borsa e di piccole e medie imprese (PMI) provenienti dai principali settori dell’economia.

Sempre più aziende svizzere sono prese di mira: secondo le stime dei membri dei consigli di amministrazione, il 41% è già stato vittima di un cyberattacco. Si tratta di un aumento di 13 punti percentuali rispetto a tre anni fa, un incremento quasi interamente attribuibile alle PMI.

Il numero di aziende effettivamente vittime di attacchi è sicuramente più elevato, poiché la metà dei membri dei consigli di amministrazione ha dichiarato di non ricevere rapporti regolari sul tema. Secondo l’indagine, occorre prestare maggiore attenzione alle conseguenze degli attacchi informatici, che vanno dalle interruzioni dell’attività (la più frequente, con il 42%), alle fughe di dati (22%).

Grandi aziende meglio preparate

Ben il 74% delle aziende non dispone di alcuna strategia esplicita per contrastare gli attacchi basati sull’IA. Solo il 18% delle piccole imprese è preparato a livello strategico, contro il 40% delle grandi imprese.

Tuttavia, “il crescente utilizzo dell’IA a fini criminali comporta un aggravamento della minaccia informatica”, ha spiegato Cédric Nabé, partner per la sicurezza informatica presso Deloitte Svizzera, citato nel comunicato. “I rischi legati alla sicurezza informatica aumentano notevolmente e moltiplicano il danno potenziale”.

Il 55% delle aziende non dispone di un piano di emergenza – o dispone solo di piani non testati – per ripristinare al più presto i processi informatici essenziali. Le grandi imprese (60%) dispongono di piani testati con una frequenza quasi doppia rispetto alle piccole (32%). Ad essere più preparati degli altri sono i fornitori di servizi finanziari.

L’indagine evidenzia inoltre una carenza di competenze in materia di sicurezza. È vero che l’86% delle organizzazioni segue gli attuali sviluppi nel campo della sicurezza informatica e l’84% ha adottato una politica di gestione dei rischi per far fronte agli attacchi, ma solo la metà ha messo in atto esercitazioni di gestione delle crisi in caso di emergenza. Ciò rappresenta comunque un progresso rispetto al 34% di tre anni fa.

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