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Le aziende svizzere chiedono uniformità nelle pagelle scolastiche

mano con matita scrive su un foglio
Un 5 in una scuola non vale un 5 in un'altra, secondo il mondo imprenditoriale. Gaetan Bally

L'attuale sistema di note varia troppo da un Cantone all'altro e addirittura da una scuola all'altra e le ditte faticano a districarsi per trovare gli apprendisti e le apprendiste adatte.

Le organizzazioni imprenditoriali hanno condotto per la prima volta uno studio qualitativo sulla questione delle pagelle scolastiche, stando a quanto riporta mercoledì il Tages-Anzeiger. I risultati mostrano che numerose imprese giudicano inadeguato l’attuale sistema di qualificazione degli allievi e delle allieve.

“I formatori professionali e le responsabili delle risorse umane non possono più fare affidamento sulle pagelle”, afferma in dichiarazioni riportate dalla testata zurighese Roger Wehrli, esperto di Economiesuisse, che ha condotto l’indagine insieme all’Unione svizzera degli imprenditori.

“Un 5 in matematica [in Svizzera le note vanno generalmente da 1 a 6, ndr] non dice nulla sulle capacità in geometria, perché questo voto può essere raggiunto se qualcuno è molto bravo in algebra, anche se la geometria non è stata capita”. Inoltre, i giudizi non sono comparabili. A seconda della scuola, un determinato voto ha un significato completamente diverso. “In alcuni casi non sono nemmeno paragonabili all’interno dello stesso istituto scolastico”.

+ Come se la cavano gli allievi e le allieve in Svizzera? I risultati dell’ultima indagine PISA

I voti andrebbero quindi aboliti? Per nulla, argomenta lo specialista. Dal punto di vista delle imprese tutte le scuole hanno bisogno di valutazioni standardizzate, comparabili e significative. “In modo che le aziende possano fare affidamento sulle informazioni fornite e non debbano affidarsi troppo a controlli esterni o alle proprie valutazioni”. La speranza è insomma che le valutazioni diventino più obiettive e significative.

Armonizzazione nazionale

Secondo Wehrli ciò renderebbe più facile per le società trovare le persone giuste. “Dopo tutto, è frustrante anche per gli apprendisti rendersi conto, nel bel mezzo della loro formazione, di non essere all’altezza dei requisiti della professione”. Il tasso di abbandono nei tirocini in Svizzera è del 26%.

Per evitare l’abbandono la valutazione dovrebbe essere concepita in modo tale che le aziende formatrici ricevano tutte le informazioni pertinenti in modo autoesplicativo e possano interpretarle facilmente.

Secondo lo studio le valutazioni dovrebbero anche essere armonizzate a livello nazionale. Sarebbero inoltre sviluppate in collaborazione con tutte le parti interessate: scuole, responsabili delle politiche educative, organizzazioni dei datori di lavoro e associazioni professionali. In questo modo si eliminerebbe la necessità di ulteriori test, che comportano costi elevati per le ditte. Secondo Wehrli per l’economia non è tanto importante che per la valutazione si usino voti, crocette o altro: l’essenziale è che le pagelle siano significative e che i candidati possano essere confrontati tra loro.

“Approccio sbagliato”

Secondo Dagmar Rösler, presidente centrale di LCH, l’organizzazione degli insegnanti svizzeri, il fatto che il mondo economico stia riflettendo sul sistema di valutazione nella scuola è positivo. Le proposte avanzate rappresentato però a suo avviso “un approccio sbagliato”, ha spiegato al Tages-Anzeiger.

Rösler concorda sul fatto che i voti scolastici possono essere problematici. A suo avviso mostrano una falsa precisione, creano pressione e possono togliere motivazione agli studenti. Riguardo all’esigenza di avere metodi di valutazione standardizzati e armonizzati, afferma: “Se tutti fanno lo stesso test nello stesso giorno, tutti devono essere preparati allo stesso modo e questo è impossibile nel nostro piccolo paese federalista”. Ogni classe ha una composizione diversa, è eterogenea e presenta diversi punti di forza e di debolezza. I bambini con disturbi parziali dell’apprendimento, con forme di autismo o iperattivi hanno esigenze diverse.

Meglio un altro tipo di valutazione

“Non tutti hanno gli stessi prerequisiti, quindi non tutti possono fare la stessa verifica”, argomenta Rösler. “Le scuole sono sempre più sensibilizzate alla necessità di tenere conto delle circostanze locali e di rispondere agli alunni nel modo più individuale possibile”. I test standardizzati non terrebbero quindi conto di questi principi educativi. “La visione del mondo economico è molto importante, ma deve anche tenere conto delle realtà che prevalgono nelle scuole”.

La docente di scuola elementare è favorevole a un diverso tipo di valutazione in cui gli insegnanti descrivono i punti di forza e di debolezza dei giovani, nonché lo sviluppo del loro apprendimento, delle loro abilità e competenze. “Questo sarebbe più significativo per le imprese rispetto alle valutazioni con i voti o con i test standardizzati”.

Rösler sottolinea inoltre che le aziende hanno requisiti diversi e cercano profili professionali disparati. “Swisscom è alla caccia di talenti diversi rispetto a una grande impresa di costruzioni del settore del legno o a uno studio di architettura. Un’analisi individuale sarebbe più accurata dei risultati di un test standardizzato”, conclude l’insegnante.

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