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“L’allentamento della legge sul materiale bellico mette in pericolo la neutralità”

Fuili espoti alla Lausanne International Arms Exchang
Keystone / Laurent Gillieron

Il popolo svizzero sarà chiamato a esprimersi sull’allentamento della Legge federale sul materiale bellico, approvata dal Parlamento il mese scorso. Oggi, mercoledì, un’ampia alleanza composta da Partito Socialista (PS), Verdi, Partito Evangelico (PEV) e diverse organizzazioni non governative ha lanciato ufficialmente un referendum contro la revisione.

Il progetto di legge mira a facilitare non solo l’esportazione, ma anche la riesportazione di materiale bellico. L’alleanza referendaria, in un comunicato, ha espresso forte preoccupazione che, con l’allentamento delle norme, le armi svizzere possano finire in zone di conflitto e guerre civili.

Viene citato l’esempio degli Stati Uniti, che hanno recentemente attaccato il Venezuela e che, con il nuovo assetto legale, potrebbero ricevere materiale bellico elvetico anche in caso di conflitto. Analogamente, si teme che le parti belligeranti in Sudan, attualmente dilaniato da una guerra civile, possano essere indirettamente equipaggiate con armi svizzere. I promotori del referendum criticano inoltre il fatto che l’Ucraina, nonostante sia stata attaccata in violazione del diritto internazionale, non rientrerebbe tra i beneficiari di tale allentamento.

L’alleanza sottolinea che, in virtù della sua tradizione umanitaria, “la Svizzera ha ben altro da esportare che armi”. I referendari si dicono fiduciosi di poter raccogliere le 50’000 firme necessarie entro la metà di aprile per portare la questione al voto popolare.

Le nuove disposizioni

Secondo la nuova impostazione della legge, infatti, un gruppo di 25 Paesi occidentali potrà acquistare armamenti svizzeri con maggiore libertà rispetto a oggi: anche qualora fossero coinvolti in una guerra, la Svizzera potrà fornire loro materiale bellico. Rimangono escluse solo le nazioni che violano i diritti umani in modo grave e sistematico. Il Consiglio federale, inoltre, avrà un diritto di veto, ad esempio se ritenesse che tali esportazioni possano mettere in pericolo la neutralità.

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OK del Nazionale a un allentamento delle regole per esportare materiale bellico

Questo contenuto è stato pubblicato al Le aziende svizzere del settore degli armamenti potranno esportare materiale bellico anche verso Paesi impegnati in un conflitto armato. Anche la riesportazione delle armi da parte degli Stati acquirenti sarà autorizzata. È quanto ha deciso il Consiglio nazionale.

Di più OK del Nazionale a un allentamento delle regole per esportare materiale bellico

Regole meno severe si applicherebbero anche alla riesportazione: in linea di principio, tutti i Paesi potranno in futuro trasferire liberamente a terzi gli armamenti acquistati in Svizzera. Il Consiglio federale potrà però imporre una garanzia che il materiale resti nel Paese acquirente, qualora nutrisse dubbi in relazione alla neutralità o agli interessi di politica estera e di sicurezza della Svizzera.

I sostenitori della revisione in parlamento, ossia il campo “borghese”, hanno invocato soprattutto ragioni di sicurezza, sostenendo che la modifica della legge sul materiale bellico rafforzerà l’esercito svizzero, che necessita di un’industria degli armamenti efficiente. Socialisti e Verdi hanno invece denunciato violazioni del diritto della neutralità e un grave danno alla credibilità internazionale del Paese.

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