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La Svizzera metterà al bando Hamas

uomo con mitra in mano e kefiah attorno al viso
Un membro delle brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, nel 2013. Keystone / Ali Ali

Il Governo elvetico ha deciso di elaborare una legge che vieta l'organizzazione palestinese.

Il Consiglio federale “è dell’avviso che sia il modo migliore per rispondere alla situazione venutasi a creare in Medio Oriente” dopo gli attacchi di Hamas perpetrati in Israele, si legge nel comunicato Collegamento esternodiramato mercoledì.

La nuova legge, che dovrà essere elaborata entro fine febbraio 2024 dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e dal Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, permetterà di avere “strumenti adeguati per lottare contro le eventuali azioni di Hamas o le attività di sostegno a questa organizzazione in Svizzera”.

La norma seguirà una prassi ordinaria. Dopo la consueta procedura di consultazione, toccherà al Parlamento esprimersi. L’obiettivo – ha sottolineato la ministra di giustizia e polizia Elisabeth Baume-Schneider – è di “presentare una legge di qualità”. Se le Camere federali lo riterranno opportuno, potranno adottare una clausola d’urgenzaCollegamento esterno, ha proseguito la consigliera federale.

ignazio cassis e elisabeth baume-schneider
Ignazio Cassis e Elisabeth Baume-Schneider hanno difeso mercoledì davanti ai media la decisione del Governo. © Keystone / Peter Schneider

La decisione di Berna non giunge inaspettata. L’11 ottobre 2023, quattro giorni dopo l’attacco di civili in Israele partito dalla Striscia di Gaza, il Consiglio federale aveva indicato di essere dell’opinione che Hamas dovesse essere considerata un’organizzazione terroristica e aveva incaricato la task force per il Medio Oriente di esaminare le opzioni giuridiche per bandirla.

A differenza di quanto fatto da Unione Europea, Stati Uniti, Regno Unito e alcuni altri Paesi, la Svizzera non era mai intervenuta contro il movimento palestinese e finora aveva inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche solo quelle sancite dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, come Al Qaida o lo Stato islamico.

La lotta al terrorismo “ha la precedenza”

Il divieto riguarda solo Hamas e non la popolazione palestinese, ha ancora sottolineato Elisabeth Baume-Schneider. La Svizzera continuerà a sostenere le ONG palestinesi e a “lavorare per trovare soluzioni a questo conflitto”. Un conflitto che, ricordiamo, ha finora causato oltre 14’000 morti tra la popolazione palestinese, secondo il bilancio fornito da Hamas, e 1’200 tra quella israeliana.

La decisione odierna potrebbe influenzare la politica estera della Svizzera, ma la lotta al terrorismo e al suo finanziamento “ha la precedenza”, ha puntualizzato la consigliera federale. Ad esempio, “le persone pericolose potranno essere allontanate dal nostro Paese in modo più efficace”. Le “decisioni saranno più solide in caso di ricorso”, il che rafforzerà la sicurezza interna.

“Perché Hamas sì e, ad esempio, Hezbollah no? È una valutazione politica proporzionata, che si basa sulla gravità dei fatti”, ha dal canto suo precisato il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis. “Così facendo non potremo più fare da mediatori? Ora come ora è escluso che possano esserci contatti con Hamas”, ha tagliato corto il consigliere federale ticinese.

D’altra parte, il divieto non proibirà il dialogo tra le organizzazioni partner della Svizzera, ad esempio quelle umanitarie, e Hamas. Il Comitato internazionale della Croce Rossa è libero di farlo, ha proseguito Ignazio Cassis. “Lo fa già e deve continuare a farlo”, ha osservato.

Il passo intrapreso da Berna non mancherà di far discutere. Nelle scorse settimane, da più parti si erano levate voci contrarie a un’interdizione di Hamas. “Ridurre Hamas a una semplice organizzazione militare terroristica ed escluderla dal gioco sarebbe un errore strategico”, aveva ad esempio dichiarato tre giorni fa il presidente del gruppo parlamentare Svizzera-Palestina nonché consigliere agli Stati Carlo Sommaruga.

Secondo il parlamentare ginevrino, se oggi “decidiamo di vietare organizzazioni diverse da quelle decise dall’ONU, apriamo il vaso di Pandora”.

Interrotta la collaborazione con tre ONG

Sempre l’11 ottobre scorso, il Governo aveva pure sospeso temporaneamente il finanziamento di 11 organizzazioni non governative palestinesi e israeliane con cui collabora nell’ambito del programma di cooperazione per il Medio Oriente. Queste ONG erano sospettate di aver violato il codice di comportamento e la clausola contrattuale antidiscriminatoria del Dipartimento federale degli affari esteri.

Le verifiche hanno permesso di appurare che in otto casi non è stata trovata alcuna prova di non conformità. In altri tre, invece, sono venuti alla luce elementi che violano le regole stipulate. Per questa ragione, Berna ha deciso di interrompere la collaborazione.

Inoltre, dall’esame dei flussi finanziari con tutte le ONG partner nella regione non sono emerse irregolarità. Il timore principale era che fondi versati dalla Svizzera finissero nelle casse di Hamas.

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