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La Svizzera esporta più armi

Un settore che non sembra risentire della forza del franco keystone

Nel primo semestre 2015, nonostante il franco forte, l’industria bellica ha venduto all'estero per quasi 217 milioni di franchi, 30 in più rispetto allo stesso periodo 2014

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 luglio 2015 - 17:52

Nei primi sei mesi del 2015, nonostante il rafforzamento del franco, l'industria bellica svizzera ha esportato armi per quasi 217 milioni di franchi, registrando un incremento di oltre 30 milioni rispetto al primo semestre dello scorso anno.

L'acquirente principale è la Germania, con più di 63 milioni di franchi di materiale bellico. Ne aveva però comprato per 72,5 milioni nello stesso periodo del 2014.

Secondo le cifre pubblicate martedì dall'Amministrazione federale delle dogane, crescono invece le ordinazioni dell'altro principale cliente europeo, il Regno Unito, passato oltre 11 a quasi 16 milioni di franchi. Stabile l'Italia, intorno ai 15,5 milioni. In forte flessione la Francia, da 10 a circa 4 milioni. Fa la sua comparsa la Romania, da 0 franchi a 12 milioni.

Fuori dall'Europa, nuovo, importante compratore è l'Indonesia, che ha importato armi svizzere per oltre 32 milioni di franchi. Ordinazioni milionarie anche per Brasile (12,5) e India (10). Israele rimane stabile a poco più di 100'000 franchi.

In flessione Stati Uniti (da 15,5 a 14 milioni), Russia (da 500'000 franchi a soli 2'100), Bahrein (da oltre 13 milioni a poco più di 1), Arabia Saudita (da 2 a 1,29 milioni) ed Emirati Arabi (da 7 a 6 milioni).

Le cifre sollevano tuttavia le critiche del Gruppo per una Svizzera senza esercito. "Le dittature del Medio Oriente", si legge in una nota diffusa martedì, "rimangono i principali acquirenti del materiale bellico svizzero". Il GSsE chiede ancora una volta "un immediato divieto di esportazione di armi".

ats/scarc

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