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“La Svizzera è un obiettivo per Mosca”, dice il capo dell’esercito elvetico

"La Svizzera è un obiettivo per Mosca", dice il capo dell'esercito
"La Svizzera è un obiettivo per Mosca", dice il capo dell'esercito Keystone-SDA

Il capo dell'esercito Benedikt Roos esprime forte preoccupazione per il fatto che la Svizzera sia un obiettivo per la Russia a causa delle sue infrastrutture critiche, lamentando al contempo una scarsa percezione del pericolo da parte della popolazione.

La Svizzera è nel mirino della Russia e la popolazione elvetica non è ancora consapevole del pericolo. È il pensiero del capo dell’esercito Benedikt Roos, che vede il Paese esposto a minacce ibride e militari, mentre la popolazione fatica a percepire la gravità di una crisi che lui considera imminente.

“Sono preoccupato”, afferma il comandante di corpo in un’intervista pubblicata sul sito della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF. “Dobbiamo partire dal presupposto che nella Confederazione ci siano obiettivi che un attore di primo piano in questo gioco di potere globale potrebbe prendere di mira”.

La Svizzera – chiede il giornalista – è un obiettivo per Mosca? “Sì”, risponde il 61enne. “È una lotta tra sistemi: il mondo liberale e democratico contro quello autocratico. Più che mai facciamo parte del mondo occidentale e siamo quindi un potenziale bersaglio”.

Ma perché – insiste il cronista di SRF – la Russia dovrebbe attaccare la Confederazione? “La Svizzera dispone di infrastrutture critiche importanti per l’intera Europa: la distribuzione di elettricità e gas, i principali collegamenti nord-sud, i grandi centri dati. Chi volesse destabilizzare l’Europa potrebbe agire proprio su questi punti”, chiosa il graduato che dal gennaio scorso è alla testa dell’esercito.

A Lipsia, in Germania, sono stati rinvenuti dei droni contenenti esplosivo. “Rileviamo più attività in questo settore. Abbiamo più voli di droni su infrastrutture critiche. Fortunatamente senza bombe, ma potrebbe succedere anche da noi”. Sui sorvoli non autorizzati di droni delle installazioni militari, precisa: “In circa l’80% dei casi si tratta di aeromobili pilotati da turisti o privati. Ma per il 20% non siamo sicuri e non possiamo attribuirli con chiarezza. Stiamo perseguendo alcuni casi penalmente in collaborazione con la polizia e non sappiamo ancora chi ci sia dietro”.

Il ritardo delle forze armate elvetiche nella difesa anti-droni preoccupa lo stesso Roos. “Stiamo potenziando le capacità. Il numero di piccoli droni da ricognizione in dotazione alle truppe è decuplicato in un anno. Ora dobbiamo fare progressi nella difesa contro i droni. Questa è una delle lacune che dobbiamo colmare con urgenza”.

Interrogato su una precedente affermazione secondo cui la Svizzera non avrebbe nulla in termini di difesa antimissile, l’alto ufficiale conferma: “Sì, è così, quando parliamo della difesa contro i missili da crociera o balistici. Qui abbiamo grandi lacune. Il nuovo sistema Patriot subisce ritardi e diventa più costoso: stiamo quindi valutando alternative per colmare più rapidamente questa lacuna”.

La preoccupazione maggiore, però resta a suo avviso la scarsa coscienza della situazione da parte della popolazione. “Questo è il punto decisivo. La consapevolezza non c’è ancora. Non siamo più un’isola di beatitudine. Per nostra fortuna non abbiamo più memoria di cosa significhi la guerra. La consapevolezza che la Svizzera potrebbe entrare in una crisi non è ancora abbastanza radicata”, conclude l’ex comandante di reparti di blindati.

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