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“La SSR evita il peggio, ma ora deve riformarsi”

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Keystone / Anthony Anex

Sebbene l'iniziativa "200 franchi bastano!" sia stata respinta, la stampa svizzera concorda sul fatto che la SSR, pur avendo evitato il peggio, debba ora affrontare un futuro di importanti riforme, risparmi e di ridefinizione del proprio mandato.

La SSR ha “evitato il peggio” domenica dopo la bocciatura alle urne dell’iniziativa popolare “200 franchi bastano!”, tuttavia, il servizio pubblico dovrà affrontare ancora importanti sfide nei prossimi anni, riassume la stampa all’indomani delle votazioni federali.

“Ora per la RSI si apre un capitolo di ulteriore riflessione sul futuro e di revisione della propria struttura aziendale”, scrive il Corriere del Ticino (CdT) nel suo editoriale. A sud delle Alpi, la percentuale di contrari alla proposta di riduzione del canone è stata, con il 53,3%, decisamente meno marcata rispetto al risultato nazionale.

“Per la nostra TV pubblica lo scoglio più pericoloso (…) è stato sì superato senza fare naufragio, ma il porto di arrivo resta ancora lontano”, evidenzia il CdT. “E specialmente i ticinesi hanno fatto sapere di voler sorvegliare a vista la futura navigazione”.

Ora, “molto dipenderà dal contenuto della futura concessione che verrà assegnata alla SSR a partire dal 2029”, commenta dal canto suo La Regione, riferendosi alla “riduzione che costringerà l’emittente pubblica ad attuare un piano di risparmio (…)”. “L’auspicio resta che chi doveva capire abbia capito. E che finalmente agisca di conseguenza”, puntualizza il quotidiano.

Nella Svizzera tedesca

Eppure “i cittadini della ‘federalista’ e ‘borghese’ Svizzera non reputano la proprio radio e la loro televisione così male”, affermavano già domenica sera i portali del gruppo Tamedia commentando il risultato emerso dalle urne (61,9% di “no”). “Il gruppo mediatico dovrà ora però attuare un mandato di risparmio, dopo che il Consiglio federale ha già deciso una riduzione del canone. Ancora più importante sarà quindi la discussione sulla nuova concessione in vista del 2029”.

Il gruppo auspica in particolare una maggiore definizione del mandato della SSR. In particolare per quanto riguarda l’espansione nel settore online il futuro dell’informazione, lo sport, la cultura e l’intrattenimento.

“Nonostante la chiara vittoria, la SSR non può permettersi di continuare come ha fatto finora”, avverte la Neue Zürcher Zeitung (NZZ). “La società è costretta a risparmiare. Ancora più importante sarà però che in futuro il gruppo mediatico si confronti maggiormente con le critiche e non le respinga come se fossero un’offesa alla propria autorità”, ammonisce il foglio zurighese.

“Una discussione su ciò che un’azienda mediatica – finanziata non da abbonamenti ma da un canone – debba offrire e su ciò che invece non rientra nel suo mandato è necessaria”, osserva ancora la NZZ.

Dello stesso avviso il Tages-Anzeiger, che chiede soprattutto un riposizionamento della missione della SSR che dovrebbe riesaminata la propria offerta online e ripensare alla sua missione principale.

In Romandia

Nel corso della campagna in vista della votazione “l’argomento della coesione nazionale è stato chiamante vincente, almeno nei cantoni urbani”, osserva Le Temps. Il quotidiano attribuisce la bocciatura dell’iniziativa anche all’attuale contesto internazionale che mina la democrazia. “Di fronte a Donald Trump, al caos e alla forte instabilità mondiale che provoca, il bisogno di un media di servizio pubblico è forte”, dichiara.

Se “il peggio è stato evitato”, “il risultato rappresenta più una tregua che una vittoria”, stimano 24 Heures e La Tribune de Genève, che ritengono che dalle urne sia uscita una SSR “indebolita” e una Svizzera divisa per quanto concerne il futuro del proprio emittente pubblico. “Prima di questa votazione, la SSR ha dovuto ingoiare parecchi rospi”, ricordano i due giornali romandi, riferendosi alla decisione del ministro della comunicazione Albert Rösti di ridurre il canone da 335 a 300 franchi. Una “manovra abile” del consigliere federale che “forse” ha influenzato l’esito, secondo Le Temps.

“Per la SSR si tratta di una bella vittoria”, ma che “comporta anche delle responsabilità”, osserva ancora il quotidiano ginevrino. “Spetta ora ai dirigenti mettere in atto le riforme promesse: ridurre le incoerenze, aumentare le risorse per la produzione invece del numero di quadri e realizzare la collaborazione tra le unità annunciata da tempo”.

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