La sorveglianza di massa del SIC è incostituzionale
L'esplorazione delle comunicazioni transfrontaliere da parte del Servizio Informativo della Confederazione (SIC) è stata giudicata incostituzionale dal Tribunale amministrativo federale perché non offre sufficienti garanzie contro gli abusi, concedendo al legislatore cinque anni per correggere la legge prima di dover sospendere tale attività.
Secondo il Tribunale amministrativo federale (TAF) l’esplorazione radio e dei segnali via cavo transfrontaliera da parte del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) nella sua forma attuale non è compatibile con la Costituzione federale e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
In una sentenza pubblicata martedì, il TAF afferma che sia sufficientemente prevedibile in quali circostanze la comunicazione possa essere sorvegliata nell’ambito dell’esplorazione radio e dei segnali via cavo. Complessivamente il diritto applicabile non offre però abbastanza protezione da potenziali abusi.
Ad esempio non è garantito che il SIC elabori solamente dati rilevanti e corretti. La legge non contiene alcuna misura per proteggere le fonti giornalistiche e altre forme di comunicazione particolarmente sensibili, come quella tra avvocato e cliente.
Non conforme alla Costituzione né alla CEDU
In effetti non sarebbe garantita una supervisione sufficientemente efficace dell’acquisizione delle informazioni, né sarebbe a disposizione delle persone interessate una possibilità di impugnazione efficace per una verifica successiva. Il regime di sorveglianza delle comunicazioni radio e via cavo non è quindi conforme alla Costituzione federale e alla CEDU.
In tal modo, secondo il TAF, bisognerebbe rinunciare all’esplorazione radio e dei segnali via cavo nel suo complesso. Tuttavia la Legge federale sulle attività informative (LAIn) è in fase di revisione: in questo contesto e considerando l’importanza della sorveglianza per l’acquisizione di informazioni, al legislatore dovrebbe essere data la possibilità di correggere le carenze nell’ambito della revisione legislativa in corso.
Il TAF ritiene adeguato un termine di cinque anni. Se entro questa scadenza non verrà ripristinata una situazione conforme alla Costituzione federale e alla CEDU, la sorveglianza delle comunicazioni via radio e cavo dovrà essere sospesa.
Analisi di parole chiave
Il SIC acquisisce tramite l’esplorazione radio e dei segnali via cavo informazioni su eventi di rilievo per la sicurezza che avvengono all’estero, scrive il Tribunale sangallese. Esso registra la comunicazione transfrontaliera e la analizza sulla base di parole chiave. Le comunicazioni puramente svizzere, in cui mittente e destinatario si trovano entrambi nella Confederazione, non possono essere controllate.
L’associazione Digitale Gesellschaft (“Società digitale”) e diversi privati, tra cui giornalisti e un avvocato, denunciano una violazione dei loro diritti fondamentali e chiedono che il SIC sospenda l’esplorazione radio e dei segnali via cavo.
In una sentenza della fine del 2020 il Tribunale federale (TF) ha stabilito che essa costituisce una sorveglianza di massa; pertanto sussiste il rischio che vengano trattati anche i dati dei ricorrenti. Per questo motivo questi ultimi sono legittimati a chiedere la cessazione della sorveglianza via radio e via cavo. Nella sua sentenza il TF aveva incaricato il TAF di verificare se il sistema di esplorazione delle comunicazioni via radio e via cavo sia conforme alla Costituzione federale e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La posizione della CEDU
Secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) gli Stati sono, in linea di principio, autorizzati a introdurre un regime di sorveglianza di massa. L’esplorazione delle comunicazioni via radio e via cavo comporta però una limitazione dei diritti fondamentali dei ricorrenti, scrive il TAF.
Una violazione dei diritti fondamentali può essere giustificata nell’interesse della sicurezza nazionale. La Grande Camera della CEDU, nella sentenza “Big Brother Watch ed altri contro Regno Unito”, ha stabilito che il processo di sorveglianza di massa debba essere sottoposto a garanzie continue per evitare abusi.
La CEDU ha attribuito particolare importanza all’autorizzazione preventiva e indipendente di una sorveglianza di massa, alla supervisione continua da parte di un’autorità indipendente e all’esistenza di una possibilità di impugnazione giuridica efficace per una revisione successiva della sorveglianza.
La sentenza del TAF non è ancora passata in giudicato e sussiste la possibilità di ricorso presso il Tribunale federale (TF).
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.