La sfida dell’IA negli atenei svizzeri
Gli atenei svizzeri, di fronte all'uso massiccio dell'IA da parte degli studenti, stanno adattando i criteri d'esame e promuovendo la trasparenza per integrare questi strumenti nel percorso accademico, gestendo al contempo il rischio di frodi.
Migliaia di studentesse e studenti alle prese con esami e tesi nelle università svizzere, mentre l’intelligenza artificiale (IA) ridefinisce metodi di studio e criteri di valutazione. Tra opportunità e timori di abusi, gli atenei cercano nuovi equilibri.
In Svizzera è periodo di esami e di consegna delle tesi, una fase cruciale per chi frequenta le università. Ma oggi il contesto è cambiato profondamente: la diffusione dell’IA sta trasformando non solo il modo di studiare, ma anche il lavoro di docenti e istituzioni accademiche. La domanda che si pongono molte e molti insegnanti è sempre la stessa: quanto del lavoro presentato è frutto dell’impegno personale e quanto invece è stato generato o supportato dall’IA?
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 23 giugno 2026:
Un’indagine condotta dalla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF in una trentina di università elvetiche mostra che strumenti di IA sono ormai ampiamente utilizzati dalle studentesse e dagli studenti, in particolare come supporto allo studio. Viene usata molto per riassumere lunghi tesiti o raccolte di dati o ancora per simulare verifiche ed esami, ma non manca la cautela e chi studia è cosciente del fatto che bisogna mantenere uno sguardo critico, perché non sempre le informazioni fornite sono corrette.
Uso consentito dell’IA in proporzioni diverse
L’utilizzo dell’IA come supporto è generalmente consentito, ma esistono anche casi di abuso. In circa metà degli atenei interpellati si segnalano episodi isolati fino a diverse infrazioni per semestre. Alla Scuola universitaria di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), negli ultimi due anni, si sono registrati 17 casi. “Si tratta di violazioni evidenti”, spiega il portavoce Dominik Bracher. “Per esempio, in lavori di seminario alcune persone hanno citato fonti che in realtà non esistono”.
Le cifre ufficiali potrebbero però rappresentare solo la punta dell’iceberg. Almeno 9 delle 31 università contattate utilizzano software specifici per individuare frodi legate all’IA, ma questi strumenti sono considerati solo parzialmente affidabili. Per questo, la ZHAW ha scelto un’altra strada: “Non li utilizziamo”, prosegue Bracher. “Puntiamo sempre di più su forme di valutazione alternative, come esami orali, prove pratiche e un maggiore accompagnamento nei lavori”.
Nessun divieto
Più in generale, gli atenei svizzeri non intendono vietare l’uso dell’IA, anzi: in molti casi lo promuovono apertamente. La Scuola universitaria professionale di Berna si spinge ancora oltre e non conteggia nemmeno i casi di frode legati a questi strumenti. “Il nostro motto è ‘competenza anziché controllo’”, afferma il prorettore Jochen Schellinger. “Vogliamo sviluppare competenze: chi studia deve saper usare l’IA in modo etico, responsabile e mirato quando entrerà nel mondo del lavoro”.
In cambio, gli istituti chiedono trasparenza. L’uso dell’IA dev’essere dichiarato apertamente, e gli strumenti devono servire da supporto, senza sostituire completamente il pensiero critico e la riflessione personale.
Un equilibrio ancora in costruzione, mentre il mondo accademico si confronta con una trasformazione destinata a incidere a lungo sui processi di apprendimento e valutazione.
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