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La giustizia ticinese nel tunnel

Posa dei binari nella galleria ferroviaria di base del Monte Ceneri.
Tra abusi sugli operai, incidenti e sospetti d’infiltrazioni criminali, ecco quanto sarebbe successo sul cantiere AlpTransit del Monte Ceneri. © Keystone / Gaetan Bally

Sono passati oltre tre anni e mezzo dalle loro denunce, ma la giustizia non ha fatto ancora il suo corso. L’inchiesta è quella sui presunti abusi nei confronti degli operai che si sono occupati della posa dei binari nella galleria di base del Monte Ceneri, ultima tappa di AlpTransit.

Molti lavoratori distaccati, che lavoravano per due ditte italiane specializzate nell’armamento ferroviario, avevano denunciato di dover svolgere fino a 20 ore di lavoro al giorno, mentre in busta paga ne venivano conteggiate solo otto. Non solo, alcuni di loro avevano pure rivelato di essere stati costretti – sotto intimidazione – a violare ripetutamente diverse misure di sicurezza e addirittura a restituire parte del salario.

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L interno della galleria di base del Monte Ceneri.

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La Svizzera ha un problema con le gallerie

Questo contenuto è stato pubblicato al Alcune grandi opere pubbliche elvetiche, in particolare i tunnel, sono state attribuite a imprese dalla dubbia reputazione in odor di ‘ndrangheta.

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Testimonianze raccolte in un’inchiesta di Falò, diffusa il 4 aprile 201Collegamento esterno9. Quello che emergeva dalle diverse testimonianze raccolte allora è un vero e proprio cantiere della vergogna: turni infiniti, buste paga taroccate, assenza di controlli e lacune nella sicurezza. Gli importi sottratti ai lavoratori stimati assieme all’ispettorato ticinese del lavoro sarebbero di almeno 3,5 milioni di franchi. In seguito a quel servizio televisivo, grazie alle denunce di una decina di operai appoggiati dal sindacato Unia, fu quindi aperta l’inchiesta. Un procedimento penale tuttora in corso. Come mai?

Ora Falò è ritornato sul tema. Vediamo.

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