La 13esima per i pensionati sarà finanziata dall’IVA
La tredicesima AVS deve beneficiare di un finanziamento supplementare sotto forma di un aumento dell'IVA. Lo hanno deciso Consiglio nazionale e degli Stati approvando nelle votazioni finali il relativo decreto federale. L'ultima parola spetterà in ogni caso al popolo.
Il finanziamento della 13esima AVS (pensione), che sarà versata per la prima volta a dicembre, ha occupato i due rami del Parlamento durante tutta la sessione estiva che si è conclusa venerdì. Le posizioni dei due consigli si sono rivelate inconciliabili fino alla fine: gli Stati hanno sempre difeso una soluzione mista, che prevedeva un aumento delle deduzioni salariali e un incremento dell’IVA.
Il Nazionale si è invece sempre opposto a un aumento dei contributi salariali, approvando soltanto un incremento temporaneo (fino al 2033) dell’IVA. Per la Camera del popolo, il risanamento delle finanze dell’AVS dovrebbe infatti essere affrontato nell’ambito della prossima grande riforma del Primo pilastro, denominata AVS2030.
Dopo un lungo tira e molla, il dossier è finito in Conferenza di conciliazione, che ha proposto una soluzione mista, sposando così la versione dei “senatori”. Al voto nel plenum, gli Stati hanno senza sorprese dato il loro benestare, mentre il Nazionale ha respinto l’aumento delle deduzioni salariali (decretando così l’abbandono di questa fonte di finanziamento) ma approvato l’aumento dell’IVA, grazie al voto decisivo dei Verdi liberali.
Si è quindi giunti alle votazioni finali odierne: gli Stati si sono trovati di fronte a un atroce dilemma: respingere la fonte di finanziamento unica (l’IVA) o accontentarsi di una soluzione “a metà”. Con 28 voti contro 13 (tre astenuti), hanno infine approvato il compromesso ridotto. Poco dopo è giunto il “sì” del Nazionale, con 108 voti a 85 (6 astensioni)
Se anche il popolo darà il suo benestare – l’aumento dell’IVA sottostà a votazione obbligatoria – l’aliquota ordinaria dell’IVA salirà in modo duraturo di 0,4 punti percentuali, all’8,5%. Resterà invece invariata al 2,6% quella ridotta applicata ai beni e ai servizi di prima necessità, come i prodotti alimentari.
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