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L'intervista Turismo di massa, un pericolo per le Alpi?

Collagi di tre fotografie. Passerella in vallese, turista davanti all'Eiger e turisti sul fiume Verzasca.

Non ovunque in Svizzera ci sono le strutture adatte per accogliere un gran numero di turisti. 

(Keystone)

Gli angoli di paradiso e i paesaggi mozzafiato delle Alpi attirano i turisti di tutto il mondo in Svizzera. Ogni tanto, però, si esagera. Recentemente un video amatoriale che descriveva la valle Verzasca come “le Maldive a un’ora da Milano”, è diventato virale sul web, attirando moltissimi turisti verso il piccolo comune di Lavertezzo, in Ticino. Non sono mancate le lamentele a causa del traffico e dei rifiuti abbandonati dai più maleducati. Ma quanto è dannoso il turismo di massa per le Alpi? 

Katharina Conradin, geografa, è presidente della CIPRA dal novembre del 2014.

(Katharina Conradin)

Ne abbiamo parlato con Katharina Conradin, presidente della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi Link esterno(CIPRA) e di Mountain Wilderness SuisseLink esterno.

tvsvizzera.it:  Cosa pensa quando vede scene come quelle che nelle scorse settimane si sono viste a Lavertezzo?

KC: Penso che sia necessario trovare il modo di ridistribuire il turismo. Ci sono luoghi in Svizzera che sono preparati all’arrivo di un turismo di massa, come St. Moritz, Zermatt o la Jungfrau. Posti come Lavertezzo sono molto belli ma anche molto fragili. Bisogna accettare il fatto che in Svizzera ci sono luoghi adatti solo ad un turismo dolce.

tvsvizzera.it: I social media sono sempre più utilizzati per la promozione turistica. Non sono armi a doppio taglio per i luoghi poco adatti ad accogliere un turismo di massa? 

KC: È vero. Quando non sono fatti bene, questi video possono essere dannosi se diventano virali. Non penso che chi ha preparato il video sulla Verzasca abbia pensato alle conseguenze che poteva avere in una valle con una strada stretta e un numero limitato di parcheggi. 

Ma è un video che è stato fatto indipendentemente da una persona. Quindi è stata una coincidenza. Anche enti come Ticino TurismoLink esterno preparano video promozionali, ma spero lo facciano prendendo in considerazione le possibili conseguenze.

tvsvizzera.it:  Il 2017 è l’anno del turismo sostenibile. In Svizzera si sta facendo abbastanza?

"La legge contro la costruzione sfrenata di case secondarie è arrivata troppo tardi, perché molti luoghi sono già stati rovinati."

Fine della citazione

KC: Dipende che indicatori si prendono in considerazione. Da un punto di vista sociale è molto sostenibile, perché il tipo di turismo che si pratica in Svizzera è molto diverso da quello nei paesi del sud. È vero però che la Svizzera attira molti turisti da paesi lontani, e questo non è per niente sostenibile, se si considerano gli effetti a livello globale dei trasporti, in particolare quelli dei voli. Focalizzarsi sul mercato asiatico, ad esempio, non è molto sostenibile.

tvsvizzera.it:  Quali sono le conseguenze peggiori del turismo di massa per le Alpi?

KC: L’impatto più grave, che però non riguarda esclusivamente le Alpi, è quello del riscaldamento climatico, di cui il turismo è uno dei principali responsabili. A causa dei voli ma anche perché la maggior parte dei turisti si sposta in automobile. Il littering, in confronto, è un problema minuscolo.

Gli effetti negativi del turismo più evidenti sulle Alpi sono quelli sul paesaggio. Ci sono molti posti in Svizzera che sono stati rovinati dal turismo, soprattutto a causa di un aumento massiccio delle case secondarie. Pensiamo per esempio a Verbier, a Zermatt o all’Engadina. Lì si vedono le grandi conseguenze del turismo, come d’altronde in Ticino, dove moltissime residenze secondarie sulle rive dei laghi creano problemi a livello paesaggistico.

Poi ci sono i grandi impianti sciistici, che magari sono belli durante l’inverno ma sono molto problematici in estate. Ci sono moltissimi progetti in corso, come quello del collegamento delle aree sciistiche di Andermatt e Sedrun. Non è il tipo di sviluppo che desideriamo, sia dal punto di vista di Mountain Wilderness che della CIPRA.

La legge contro la costruzione sfrenata di case secondarie è arrivata troppo tardi, perché molti luoghi sono già stati rovinati. In ogni caso era necessaria perché questo modello di business non poteva continuare.

tvsvizzera.it: Ultimamente sembra che sulle Alpi si faccia a gara per costruire dei ponti sospesi. Che ne pensa di questo genere di struttura? 

KC: Sì è vero, adesso c’è questo trend. Quello dei ponti o anche delle piattaforme sospese nel vuoto. Ma tra dieci anni la tendenza sarà un'altra e non saranno più interessanti. Noi di Mountain Wilderness siamo molto scettici sul fatto che questo tipo di struttura serva davvero ad aiutare il turismo delle Alpi. 

La passerella a Les Diablerets.

(Keystone)

Sono consapevole che il settore si trova davanti a sfide enormi, dalla forza del franco rispetto all’euro, al cambiamento generale del turismo, fino ai problemi legati al riscaldamento climatico. Ma quello che noi chiamiamo “l’ammobiliamento” delle Alpi non è un buon tipo di sviluppo.

Il focus deve rimanere sulla natura, su un’esperienza autentica. Per esempio con il cibo, il paesaggio o comunque qualcosa legato alle caratteristiche del luogo. Un ponte sospeso si può fare ovunque. Quello appena aperto in Vallese perlomeno ha una funzione. Ma ce ne sono altri, per esempio a Les Diablerets, che non servono a nulla se non a dare sentimento adrenalinico di avventura.

tvsvizzera.it: Che tipo di iniziativa turistica si adatta dunque ai luoghi come Lavertezzo?

KC: I luoghi come la valle Verzasca si devono concentrare su un turismo individuale, non di massa, e attirare non solo la gente che sta meno di un giorno, lascia solo rifiuti e neanche un soldo alle strutture locali. 

Sono buone iniziative per esempio i festival di musica (come il Verzasca country festival) o i progetti delle vie alte in Verzasca, Vallemaggia ed altre valli, che sono superbi.


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