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La seconda vita di Solar Impulse

Jean Revillard / Rezo

Solar Impulse è stata venduta a un'azienda controllata dall'italiana Leonardo che vorrebbe utilizzare la tecnologia dell'aereo in ambito militare.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 novembre 2020 - 18:39

In molti si erano appassionati alla missione Solar Impulse che nel 2016 rese possibile per la prima volta il giro del mondo con un aereo ad energia solare. Dopo questa avventura, l’11 settembre 2019 veniva comunicato che il velivolo era stato venduto alla Skydweller AereoLink esterno, una start-up ispano-statunitense che, secondo un’indagine della Radiotelevisione svizzera di lingua francese, vorrebbe usarlo come base per sviluppare droni autonomi di sorveglianza e telecomunicazione in ambito militare. Basti pensare che il suo azionista di maggioranza è il gruppo di difesa italiano LeonardoLink esterno.

Da parte sua, Bertrand Piccard, padre di Solar Impulse, ha assicurato che nel contratto di vendita è stato sancito che il mezzo non può essere trasformato in un drone militare "offensivo".

Ad ogni modo, la notizia ha provocato la reazione dell’ex parlamentare Fathi Derder, il quale sostiene che tutte le conoscenze in ambito tecnologico acquisite grazie a Solar Impulse dovevano rimanere in Svizzera, accusando la Confederazione di aver fatto un grave errore quando ha deciso di non mantenere l’aereo su suolo elvetico.

Ecco il servizio di RSI News:

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tvsvizzera.it/fra con RSI


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