L’iniziativa SSR mette a rischio la diversità culturale, secondo associazioni
Diverse associazioni culturali si sono opposte all'iniziativa "200 franchi bastano!", evidenziando come un taglio al canone SSR metterebbe a rischio la produzione audiovisiva elvetica, la coesione nazionale e numerosi posti di lavoro.
Quattro associazioni che operano in ambito culturale si sono espresse domenica – a margine delle Giornate cinematografiche di Soletta – contro l’iniziativa 200 franchi bastano! (Iniziativa SSR), in votazione l’8 marzo. Il testo mette a repentaglio la diversità culturale e la coesione della Svizzera, hanno sottolineato.
Nel corso di una conferenza stampa, Cinésuisse, Suisseculture, il Consiglio svizzero della musica (CSM) e la IG Volkskultur (associazione per la cultura popolare), hanno richiamato l’attenzione sull’indispensabile contributo della SSR al cinema e alle serie televisive elvetiche.
Un taglio netto dei fondi della SSR avrebbe conseguenze di vasta portata per la cultura, la pluralità dei media, i posti di lavoro e anche per la coesione sociale, hanno inoltre precisato in un comunicato congiunto diffuso domenica.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 25 gennaio 2026:
“Un terzo degli oltre 5’000 posti di lavoro del settore sarebbe colpito”, secondo Cyril Tissot, segretario generale dell’Association romande de la production audiovisuelle (Aropa), interpellato dall’agenzia Keystone-ATS. Egli ha ricordato che tutte le serie prodotte in Svizzera dipendono dal finanziamento del servizio pubblico. L’Aropa rappresenta oltre 80 aziende dei settori cinema, serie, documentari e film d’animazione.
L’iniziativa minaccia la nostra capacità di raccontarci attraverso il cinema e le serie televisive, ha da parte sua rilevato l’attrice biennese Anna Pieri Zürcher, citata nella nota. “Il modo in cui investiamo il nostro denaro la dice lunga sul tipo di Paese che vogliamo essere”.
Con l’iniziativa verrebbero tagliati importanti mezzi con cui vengono raccontate le storie svizzere, hanno messo in guardia le associazioni che operano nel mondo della cultura. Le produzioni elvetiche rischiano di essere sostituite da serie acquistate a basso costo e format internazionali.
Agli occhi del comitato promotore dell’iniziativa, la riduzione del canone consentirebbe invece a tutti i cittadini di avere “più soldi da spendere”, è stato spiegato a metà gennaio. Il progetto prevede la riduzione del canone radiofonico e televisivo da 335 franchi all’anno a 200. Le aziende sarebbero esentate dal pagamento.
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