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Migliaia di firme false per l’iniziativa per l’approvvigionamento medico

raccolta firme
Keystone-ATS

Ben 3'626 firme a corredo dell'iniziativa popolare "Sì alla sicurezza dell'approvvigionamento medico" sono risultate false.

Lo ha indicato la Cancelleria federale a Keystone-ATS, precisando che le sottoscrizioni erano state date per buone da Comuni e Cantoni. Sul totale delle firme farlocche, 3308 provengono dal canton Ginevra.

L’iniziativa, inoltrata il 3 ottobre scorso, ha raccolto 108’709 firme considerate valide, stando a quanto comunicato poco prima di Natale dalla stessa Cancelleria federale. La proposta di modifica costituzionale intende intervenire contro la penuria di farmaci importanti.

In passato, su dieci iniziative, le firme false provenienti da Ginevra scoperte dalla cancelleria erano state 35. L’alto numero di firme false lascia pensare, secondo quanto scrivono oggi i giornali del gruppo Tamedia, a una falsificazione di massa. Anche le autorità ginevrine si erano accorte che qualcosa non andava al momento dei controlli da esse eseguiti. Si presume che la stessa cerchia di persone sia responsabile di quanto accaduto.

Alla raccolta delle adesioni per l’iniziativa sull’approvvigionamento hanno partecipato anche due società commerciali. Stando ai media, responsabile di un buon numero di firme inventate sarebbe una di queste due aziende. Frattanto, il comitato d’iniziativa ha indicato a Keystone-ATS di lavorare assieme alle autorità per chiarire l’accaduto.

Tamedia non è nuova a questi “scoop”. Già a inizio settembre aveva rivelato l’esistenza di migliaia di firme false per diverse iniziative popolari. Alcune società avrebbero raccolto sottoscrizioni senza il consenso dei comitati d’iniziativa, proponendone poi la vendita a quest’ultimi.

Quanto rivelato dai giornali Tamedia ha creato un piccolo terremoto a livello politico, tanto da spingere il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ad avviare un’inchiesta. Il 5 settembre scorso, durante un’intervista a SRF, il Cancelliere della Confederazione Viktor Rossi aveva ammesso che, nel caso delle firme false, i suoi servizi avrebbero dovuto essere più intraprendenti nell’informare l’opinione pubblica. Rossi aveva però dichiarato che non c’erano prove che fosse stata votata in passato un’iniziativa riuscita in modo fraudolento. Egli aveva anche promesso un monitoraggio più approfondito.

Il 13 di settembre, il Consiglio federale aveva comunicato che non avrebbe proceduto a verifiche a posteriori e che non sarebbe state sospesa la trattazione delle iniziative in corso in assenza di indizi attendibili in merito a iniziative riuscite in modo illecito.

Sul problema delle firme falsificate, anche il Parlamento ha voluto dire la sua. Lo scorso 11 di dicembre, il Consiglio degli Stati ha approvato una mozione che chiede al governo di attivarsi affinché in futuro la raccolta di firme per iniziative e referendum debba svolgersi mediante canali digitali. Stando alla mozione, che dovrà ancora essere discussa al Nazionale, il sistema attuale è obsoleto, inefficiente, soggetto a errori e consente abusi. Il timore che la riuscita di alcune iniziative possa essere stata raggiunta in modo fraudolento metterebbe a rischio la democrazia.

Sempre nel corso di quella seduta, i “senatori” hanno accolto un’altra mozione con cui si chiede l’avvio di un progetto pilota che consenta di utilizzare la futura identità elettronica, prevista per il 2026, nel quadro della digitalizzazione della raccolta firme. Anche in questo caso, spetterà al Nazionale dire la sua.

L’ordine del giorno della Camera dei cantoni per quel giorno prevedeva anche una discussione su alcuni atti parlamentari che domandano, in relazione al già citato scandalo, un divieto della raccolta di firme a pagamento e più trasparenza. Il dibattito è però stato rinviato, dato che i “senatori” hanno preferito rispedire in commissione le tre mozioni in questione per un esame approfondito.

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