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Attentato di Bologna, la pista del finanziamento porta in Svizzera

L'attentato della stazione di Bologna è stato uno degli attacchi terroristici più gravi avvenuti in Europa nel XX secolo e il più sanguinoso degli Anni di piombo in Italia. Keystone / Rohlen

Dopo quarant'anni, il terribile attentato alla stazione di Bologna è ancora in prima pagina. La stampa italiana rivela che gli autori dell'attacco, nel quale morirono 80 persone e altre 200 rimasero ferite, non solo avevano dei conti bancari in Svizzera, ma sono stati remunerati con un versamento di 5 milioni di dollari partito da Ginevra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 dicembre 2020 - 16:00
Federico Franchini

Il celebre attentato di Bologna non ha ancora svelato tutti i suoi segreti, come spiega un recente articolo del settimanale l'Espresso. Nuove informazioni sugli aspetti finanziari della strage sono arrivate agli inquirenti italiani dopo una raffica di rogatorie inviate alla Svizzera tra il 2018 e il 2019 e di cui l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha confermato l'esistenza alla rivista Gotham City*. 

"L'UFG ha ricevuto un totale di 12 richieste da parte della Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Bologna relative a questo caso", precisa un portavoce. "Sono state eseguite dall'autorità centrale dell'UFG per la cooperazione con l'Italia".

Gotham City

*Fondata dai giornalisti investigativi Marie Maurisse e François Pilet, Gotham City è una newsletter di vigilanza giudiziaria, specializzata in criminalità economica.

Ogni settimana, pubblica per i suoi abbonati casi di frode, corruzione e riciclaggio di denaro legati alla piazza finanziaria svizzera, sulla base di documenti giudiziari a disposizione del pubblico.

Ogni mese, Gotham City seleziona uno dei suoi articoli, lo arricchisce e lo offre ai lettori di swissinfo.ch in libero accesso.

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In questa oscura vicenda, ancora non del tutto chiarita, una cosa è sicura: l'attentato del 2 agosto 1980 è stato un massacro fascista. Le quattro persone condannate per la sua esecuzione erano tutte membri di organizzazioni clandestine di estrema destra, in particolare dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR).

Delle zone d'ombra sussistono. Chi era il cervello dell'attentato e quale il movente? Per rispondere a queste domande, gli inquirenti si sono attenuti a una strategia di base: seguire il denaro.

P2

Oltre agli autori dell'attentato anche altre persone sono state condannate, ad esempio per aver sviato le indagini verso false piste internazionali – tra cui quella del terrorista venezuelano Carlos – anziché orientarla verso i terroristi neofascisti.

Tra questi individui figurano tre alti ufficiali dei servizi segreti e Licio Gelli, capo della famosa loggia massonica Propaganda Due (P2), una rete clandestina e influente formata da politici, magistrati, finanzieri, militari e giornalisti.

Morto nel 2015, Licio Gelli era uno dei personaggi più controversi della storia italiana recente. Il suo nome è in qualche modo legato a tutti i grandi scandali italiani degli anni '80 e '90, da quello del Banco Ambrosiano, il cui presidente Roberto Calvi (membro della P2) è stato trovato impiccato a Londra nel 1982, all'enorme vicenda di corruzione e finanziamento illecito dei partiti conosciuta come Tangentopoli. E, appunto, al massacro di Bologna.

«Bologna – 525779 – X.S.»

Nel 2017, gli inquirenti bolognesi riaprono l'inchiesta sull'aspetto finanziario dell'attentato. Le indagini permettono di identificare quattro nomi, tra cui quello di Gelli. Problema: sono tutti morti. Non ci saranno dunque processi, condanne o assoluzioni.

Come ha ricordato la stampa italiana in occasione del 40esimo anniversario della strage, il 2 agosto scorso, l'inchiesta si concentra in particolare su un documento sequestrato dalle autorità svizzere al momento dell'arresto di Gelli a Ginevra nel 1982. Le autorità ginevrine avevano scovato un pezzo di carta che, oggi, riveste una considerevole importanza nelle indagini.

Si tratta di una nota con l'intestazione "Bologna – 525779 – X.S." e l'indicazione di un conto bancario aperto presso la sede ginevrina di UBS. Questo documento permette agli inquirenti, che seguono il flusso di denaro, di fare il collegamento tra il "maestro venerabile" della loggia P2 e gli autori del massacro.

L'attentato fece 85 morti e ferì più di 200 persone nella stazione di Bologna il 2 agosto del 1980 alle 10:25. Nell'immagine una manifestazione nel settembre dello stesso anno per commemorare le vittime. Mondadori Portfolio/adriano Alecchi

Denaro rubato al Banco Ambrosiano

Circa 5 milioni di dollari – il presunto prezzo dell'attentato – sono partiti da conti svizzeri attribuibili a Gelli e al suo braccio destro Umberto Ortolani per arrivare, attraverso diversi intermediari, nelle tasche dei neofascisti dei NAR e in quelle di personalità appartenenti alle cerchie più controverse dei servizi segreti dell'epoca e dei giornalisti a loro vicini.

L'inchiesta dell'Espresso sottolinea che il 20% di questa somma, ovvero un milione di dollari, è stata pagata in contanti, come "anticipo", tra il 20 e il 30 luglio del 1980, a pochi giorni dal massacro. Il rimanente è stato versato all'inizio del mese di settembre.

Secondo il settimanale italiano, questo denaro sarebbe stato rubato dal Banco Ambrosiano, portato alla bancarotta da Roberto Calvi.

Sempre secondo l'Espresso, buona parte di questi milioni sarebbe stato distribuito da dei prestanome nei conti svizzeri dei terroristi e dei dirigenti dei servizi segreti italiani.

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