Incendio alle porte della Bregaglia, il confine resta un ostacolo ai soccorsi
Un rogo in Valchiavenna, a pochi chilometri da Castasegna, riporta al centro una lacuna: i pompieri svizzeri e italiani non dispongono ancora di una base legale per prestarsi mutuo aiuto. Il progetto Interreg Regio Retica mira a costruire proprio gli strumenti per superarla.
Da settimane gli incendi tengono impegnati i vigili del fuoco sul versante italiano della Bregaglia. L’ultimo focolaio, sopra Gordona, in Valchiavenna, è stato innescato da un fulmine nonostante i divieti di accendere fuochi adottati dai Comuni della valle. Il rogo dista circa 15 chilometri da Castasegna e il fumo, sospinto da alte temperature, aria secca e vento, è arrivato fino al confine grigionese.
Per contenere le fiamme e proteggere case, boschi e fauna sono necessari uomini e mezzi. Ma proprio lungo questa frontiera, dove le distanze sono ridotte e le emergenze condivise, il soccorso non può ancora contare su una collaborazione operativa formalizzata. “Ad oggi non esiste nessun accordo o base legale per intervenire in Italia”, spiega a Keystone-ATS Sergio Engel, comandante dei pompieri di Bregaglia. Il corpo dipende dal Comune e dal Cantone e non può quindi oltrepassare il confine di propria iniziativa.
Problema della Svizzera intera
Il nodo della collaborazione oltre confine non riguarda soltanto la Bregaglia. Su scala europea, la Svizzera partecipa alle operazioni di soccorso e può chiedere assistenza, ma non aderisce formalmente al Meccanismo unionale di protezione civile. Le norme attuali non prevedono infatti l’adesione di Paesi terzi. Berna punta a un eventuale cambiamento legislativo europeo, non atteso prima del 2027. In questo contesto, accordi territoriali chiari e operativi acquistano un valore ancora maggiore per assicurare una risposta rapida alle emergenze locali.
Un’intesa mancata nel 2008
L’ipotesi di organizzare l’assistenza reciproca non è nuova. Rodolfo Gianotti, oggi direttore del dicastero della sicurezza pubblica del Comune di Bregaglia, racconta a Keystone-ATS che nel 2008 si era arrivati molto vicini a un accordo fra gli allora cinque Comuni bregagliotti e il corpo dei pompieri di Mese, in provincia di Sondrio. Gianotti sedeva allora nel dicastero pompieri della Regione Maloja e, con il capo reparto Claudio Persenico, aveva elaborato la proposta. Il progetto non ottenne però il via libera delle autorità competenti e rimase senza seguito.
L’esigenza era emersa con forza dopo il grave incidente dell’11 febbraio 1990, poco sopra Castasegna. Un autobus storico di linea della Società Anonima Autolinee Valchiavenna Engadina (A.V.E.), uscì di strada sul ghiaccio e finì nel fiume Maira. Morirono quattro persone, undici rimasero ferite, tre in modo grave. Su richiesta di un agente intervennero dall’Italia diverse ambulanze e mezzi dei pompieri, prima che arrivassero i soccorsi dall’Engadina. I feriti erano già stati trasportati in ospedale e il bus era stato sollevato con palloni pneumatici speciali. Fu un’operazione congiunta riuscita, senza interventi burocratici, a cui parteciparono pompieri della Bregaglia e italiani.
Il tassello dei pompieri nel progetto Regio Retica
La questione può ora trovare spazio nel progetto Interreg Regio ReticaCollegamento esterno, guidato dalla Provincia di Sondrio con le Regioni Maloja e Bernina quali partner svizzeri. La sua finalità è più ampia: creare una struttura di cooperazione stabile nella regione alpina transfrontaliera, superando una programmazione che oggi resta frammentata. La scheda ufficiale include esplicitamente la cooperazione giuridica e amministrativa e la rimozione degli ostacoli nelle aree di frontiera. In questo quadro, protocolli per il rapido mutuo soccorso fra ambulanze, polizia e vigili del fuoco sarebbero una risposta concreta a un problema molto locale, ma non isolato.
L’area coinvolta abbraccia la Provincia di Sondrio e le Regioni Maloja e Bernina: circa 204’000 abitanti su oltre 4’400 chilometri quadrati. Regio Retica prevede una segreteria tecnica comune, una piattaforma digitale, un osservatorio permanente e una cabina di pilotaggio. Fra i temi indicati figurano anche mobilità, mercato del lavoro, economia, turismo, formazione e servizi alla popolazione.
Il progetto ha già avviato l’analisi socioeconomica dell’area, destinata a leggere le interdipendenze fra le tre sotto-regioni. È una base conoscitiva utile anche per misurare quanto una frontiera amministrativa possa rallentare la risposta a un’emergenza nelle vallate alpine.
Pompieri pronti all’azione
Nel frattempo, il corpo dei pompieri di Bregaglia è attrezzato per gli incendi boschivi: dispone di un importante deposito di materiale e di tenute leggere per gli interventi nel bosco. L’80% dell’equipaggiamento è già predisposto per il trasporto in elicottero, così da accorciare i tempi di preparazione. Dal 2025 è inoltre operativo a Tombal un serbatoio antincendio che assicura acqua per i lanci nei dintorni e consente, secondo Engel, rotazioni di circa quattro minuti.
Un’intesa esiste invece già sul versante svizzero: per intervenire più rapidamente a Maloja, il Comune di Bregaglia geograficamente in Engadina, può contare sul corpo dei vigili del fuoco dell’Alta Engadina, più vicino al villaggio bregagliotto rispetto alle squadre che dovrebbero arrivare dal fondovalle oltre il passo. Sul lato italiano, invece, il recente incendio sopra Gordona mostra quanto il confine resti, in caso di bisogno, più solido del fumo che lo attraversa.
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