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Il presidente lettone ospite a Lugano

I presidenti Egils Levits e Ignazio Cassis.
Il presidente lettone Levits, è stato ambasciatore in Svizzera negli anni 1990. Oggi ha sostenuto la candidatura di Berna per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu. © Ti-press

La Svizzera è simile alla Lettonia per molti aspetti, anche senza essere membro dell'Ue e della Nato: lo ha sottolineato il presidente della repubblica baltica Egils Levits durante il suo incontro con il presidente della Confederazione Ignazio Cassis lunedì a Lugano.

La guerra in Ucraina è stata l’argomento principale dei colloqui bilaterali. Riga e Berna hanno la stessa visione di ciò che è buono e giusto nel mondo, ha continuato Levits. Le relazioni bilaterali tra i due paesi sono “eccellenti”.

La situazione attuale richiede una nuova architettura di sicurezza in Europa, basata su quanto accomuna gli stati democratici. È fondamentale che il diritto internazionale non sia annientato dall’aggressione russa in Ucraina. “Non possiamo permettere che a dominare l’Europa sia un’area arroccata nel sistema autocratico del XIX secolo”.

La guerra in Ucraina richiede solidarietà, ha continuato Levits. Tutti devono sostenere le sanzioni dell’Ue. “Finché questo regime è al potere in Russia, dobbiamo trovare risposte adeguate”, ha detto Levits. Il Consiglio federale si occuperà del quinto pacchetto di sanzioni decise dall’Ue nei prossimi giorni, ha detto Cassis.

Nessun “secondo Donbass”

Anche il presidente della Confederazione ha sottolineato l’importanza di una nuova architettura di sicurezza. Tutte le altre questioni sono secondarie per il futuro prossimo. “Quello che sta succedendo ora ci occuperà per gli anni o decenni a venire”, ha affermato il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), aggiungendo che per la sua generazione una tale guerra era inimmaginabile. I modelli di pensiero russi non corrispondono al XXI secolo, ha aggiunto, condividendo il parere del suo ospite.

Alla domanda di un giornalista se la gente in Lettonia avesse paura di un possibile attacco russo, Levits ha detto: abbiamo paura della Russia come gli altri stati europei. Non crede che gli Stati baltici corrano il rischio di diventare un “secondo Donbass”. “Noi vediamo la Russia realisticamente e l’abbiamo sempre vista realisticamente”.

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La storia come legame

Levits, che è stato ambasciatore in Svizzera negli anni 1990, ha anche accennato alla candidatura di Berna per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Quest’ultimo potrebbe beneficiare parecchio dei molti anni di esperienza di un “piccolo paese neutrale”, ritiene il presidente lettone.

Da parte sua, Cassis ha sottolineato il potere simbolico della sua città natale, Lugano, per l’amicizia lettone-svizzera: dal 1906 al 1920 i due poeti lettoni Rainis (pseudonimo di Jānis Pliekšāns) e sua moglie Aspazija (pseudonimo di Johanna Emīlija Lizete Rosenberga, coniugata Pliekšāne) trovarono infatti accoglienza e rifugio a Castagnola, dove trascorsero il loro esilio, prima di poter fare ritorno in patria.

Dopo i colloqui ufficiali, del resto il programma ha previsto una visita del monumento e del museo Rainis e Aspazija proprio a Castagnola. “La storia è un buon strumento per collegare le persone”, ha sintetizzato Cassis.

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