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È soprattutto americano il petrolio importato in Svizzera

La raffineria di Cressier.
La raffineria di Cressier. Keystone / Laurent Gillieron

La metà del greggio importato arriva ormai dagli Stati Uniti, dove fino a 10 anni fa buona parte delle esportazioni di petrolio erano vietate.

Lo scorso anno la Svizzera ha importato 1,5 milioni di tonnellate di petrolio dagli Stati Uniti, per un valore complessivo di 691 milioni di franchi. Un dato in crescita dell’8% rispetto al 2024 e che fa segnare un nuovo primato, rileva un’analisi di SRFCollegamento esterno dei dati doganali.

Il greggio viene lavorato nell’unica raffineria ancora attiva nella Confederazione, a Cressier nel Canton Neuchâtel, dove viene trasformato in diverse forme di combustibile. Molti automobilisti in Svizzera fanno dunque il pieno con energia proveniente dagli USA, spesso senza esserne consapevoli.

Il record arriva a 10 anni dalla fine del divieto di esportazioni di petrolio rimasto in vigore per oltre 40 anni negli Stati Uniti. Dopo la crisi petrolifera degli anni ’70, Washington introdusse una legge che proibiva l’export di greggio, dando priorità all’approvvigionamento interno.

Con l’avvento di nuove tecniche di estrazione, in particolare del fracking, le aziende americane hanno però aumentato la produzione in modo massiccio, portando alla revoca del divieto nel 2015. Da tre anni gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore di petrolio della Svizzera.

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Dopo gli Stati Uniti, la Nigeria è la seconda fonte del petrolio importato in Svizzera, seguita dal Kazakistan. La Libia, a lungo principale fonte del greggio in arrivo nella Confederazione, nel corso degli anni ha perso importanza, soprattutto dopo la guerra civile del 2011 e la caduta di Muammar Gheddafi. Il caso libico dimostra quanto, nel mercato petrolifero, sia relativamente semplice passare a nuovi fornitori, grazie all’ampia disponibilità di alternative.

Il petrolio importato in Svizzera viene lavorato dalla raffineria di Cressier. L’impianto svolge un ruolo centrale nell’approvvigionamento nazionale: produce infatti un terzo della benzina, dell’olio da riscaldamento e del diesel consumati nel Paese. Il fabbisogno restante viene coperto tramite l’importazione di prodotti già raffinati, trasportati soprattutto via nave lungo il Reno o su rotaia, e in quantità minori con camion dai Paesi confinanti.

Il lungo viaggio del petrolio

Il greggio proveniente dagli Stati Uniti viene solitamente caricato su petroliere a Houston, in Texas, per essere trasportato nel Sud della Francia, a Fos‑sur‑Mer vicino a Marsiglia. Da lì viene pompato direttamente in Svizzera attraverso un oleodotto lungo oltre 500 chilometri, fino alla raffineria di Cressier. Questo oleodotto è fondamentale per l’approvvigionamento del Paese e un suo eventuale blocco causerebbe immediatamente problemi di fornitura.

Il petrolio arriva poi alla raffineria di Cressier, gestita dalla società VaroPreem, con sede nel Canton Zugo. L’azienda appartiene al gigante globale del commercio di materie prime Vitol, con sede a Ginevra, e a una società finanziaria.

Le decisioni sui Paesi dai quali importare il petrolio sono quindi prese da una cerchia piuttosto ristretta di persone. “Acquistiamo greggio da diversi Stati. Le decisioni si basano su criteri economici e operativi, che possono cambiare in qualsiasi momento”, spiega VaroPreem. Un fattore determinante è la composizione del petrolio: non tutte le qualità sono ugualmente adatte per produrre i vari tipi di combustibile. La miscela tra greggio leggero e pesante è quindi un elemento chiave nella scelta dei fornitori.

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