Il Governo si oppone all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”
Reputando l'iniziativa UDC "No a una Svizzera da 10 milioni!" una minaccia per la via bilaterale con l'UE, l'economia e la sicurezza del Paese, il Consiglio federale ha lanciato una campagna di opposizione insieme a Cantoni e parti sociali.
Il consigliere federale Beat Jans, rappresentanti dei Cantoni e partner sociali hanno lanciato lunedì la campagna del Governo contro l’iniziativa UDC “No a una Svizzera da 10 milioni!”. Il testo, affermano, minaccia la via bilaterale con l’Unione Europea (UE).
L’esecutivo e il Parlamento respingono il testo, chiamato anche Iniziativa per la sostenibilità, che sarà sottoposto al voto popolare il prossimo 14 giugno, ha ricordato Jans ai media a Berna. Con la sua approvazione si creerebbe maggiore incertezza in tempi già complicati, ha spiegato.
Il servizio del TG 12.30 della RSI del 16 marzo 2026:
Il ministro della giustizia ha messo in guardia dalle conseguenze per le relazioni fra Svizzera e UE: “L’iniziativa rimette in causa la via bilaterale nel suo insieme”, ha detto.
Come noto, il testo esige che la popolazione svizzera non superi i 10 milioni d’abitanti entro il 2050. Per ottenere il suo scopo, prevede misure che possono andare fino alla denuncia degli accordi di libera circolazione delle persone con Bruxelles.
Secondo il Governo, un tale scenario avrebbe ripercussioni economiche importanti: “La fine degli accordi bilaterali I provocherebbe perdite di entrate pari a diversi miliardi di franchi per l’economia svizzera”, ha sottolineato Jans.
Carenza di personale
Rappresentanti dei Governi cantonali e delle parti sociali hanno avvertito che, in caso di necessità, le imprese, gli ospedali, le case di cura e altre strutture pubbliche non potrebbero più assumere personale dall’Ue/AELS senza dover espletare formalità amministrative. La carenza di personale colpirebbe in primo luogo le regioni rurali.
Il tutto potrebbe però avere anche conseguenze a livello di sicurezza, poiché la partecipazione della Confederazione agli accordi di Schengen e Dublino potrebbe essere minacciata, minando la cooperazione di polizia a livello europeo. “Senza accesso alle banche dati dell’UE, la lotta alla criminalità e al terrorismo sarebbe più difficile”, ha avvertito Jans. Una situazione simile indebolirebbe la sicurezza interna.
Il Consiglio federale suggerisce piuttosto di far fronte alle sfide della crescita demografica con misure mirate. “Dobbiamo gestire la crescita, non mettere in pericolo la prosperità e la stabilità del Paese”, ha concluso il consigliere federale.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.