Il franco si rafforza bruscamente, tornano i timori sull’Eurozona
La debolezza dell'euro e le incertezze globali stanno spingendo il franco svizzero a un forte e improvviso rialzo, con conseguenze opposte per i consumatori, che ne beneficiano, e per le aziende esportatrici, che ne soffrono.
Dopo mesi di debolezza, il franco ha invertito bruscamente rotta e si sta apprezzando in modo sensibile. Il movimento è particolarmente marcato nei confronti dell’euro, con un rialzo di oltre un centesimo in una sola giornata, un evento raro sui mercati valutari.
A beneficiarne sono i consumatori, che vedono ridursi i prezzi delle importazioni e dei viaggi all’estero; a soffrirne sono soprattutto le aziende orientate all’esportazione.
All’origine del rafforzamento c’è soprattutto la debolezza dell’euro, che stamane si scambia circa 0,93 franchi. Le preoccupazioni per l’elevato debito di molti stati dell’Eurozona e degli Usa accompagnano gli investitori da settimane, ma le nuove tensioni sulla situazione finanziaria francese e l’incertezza politica attorno al bilancio dell’esagono hanno fatto traboccare il vaso. La differenza di rendimento tra i titoli di stato francesi e quelli tedeschi si è ampliata nettamente, mentre gli investitori vendono attività europee. In queste fasi, il denaro affluisce tradizionalmente verso il franco, considerato un porto sicuro.
“In un mondo in cui i rendimenti obbligazionari salgono ovunque, non ci sono più molti mercati in cui nascondersi”, affermano gli analisti di Commerzbank. “La Svizzera ha un freno all’indebitamento funzionante, il debito pubblico non è quindi per nulla paragonabile a quello di altri paesi industrializzati”.
Oltre ai conti pubblici francesi, gli investitori guardano anche alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e all’andamento dei prezzi dell’energia. In simili fasi il franco beneficia del suo ruolo di valuta rifugio. Anche il dollaro americano e lo yen giapponese sono considerati relativamente difensivi, ma lo yen è in difficoltà, non da ultimo per i recenti aumenti dei tassi da parte della Bank of Japan. La Banca nazionale svizzera (BNS), invece, mantiene il tasso guida allo 0,0% da giugno 2025 e lo ha lasciato invariato lo scorso 24 settembre. In Svizzera l’inflazione resta nell’ambito della stabilità dei prezzi e l’economia cresce.
Per i consumatori elvetici un franco più forte è innanzitutto una buona notizia: beni e servizi esteri tendono a costare meno, se i guadagni di cambio vengono trasferiti dalle imprese. Vale per merci importate, viaggi all’estero o acquisti nei paesi dell’Eurozona. Anche energia e materie prime pagate in valuta estera possono pesare meno sui prezzi nella Confederazione. L’effetto però non è sempre immediato: commercianti e produttori acquistano spesso con mesi di anticipo, hanno contratti a lungo termine o hanno coperture sui cambi. Un movimento valutario non arriva quindi automaticamente e completamente sul prezzo al dettaglio.
Per l’economia svizzera il franco forte è insieme benedizione e maledizione. Da un lato rende più economiche le importazioni e contrasta l’inflazione importata, un cuscinetto importante soprattutto con gli attuali prezzi energetici elevati. Dall’altro rende più caro lo “swiss made” venduto all’estero. Ne risentono soprattutto le aziende orientate all’export, che hanno costi in franchi ma ricavi in euro, dollari o altre valute. Il corso è perciò particolarmente rilevante per l’industria, ma anche per parti del turismo. Le imprese possono compensare in parte l’effetto agendo sui prezzi, con la produttività, con operazioni di copertura dei cambi o con siti produttivi all’estero, ma lo svantaggio non scompare del tutto.
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