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Il festival Visions du Réel si apre sullo sfondo di mutazioni

Il festival Visions du Réel si apre oggi sullo sfondo di mutazioni
Il festival Visions du Réel si apre oggi sullo sfondo di mutazioni Keystone-SDA

A Nyon prende il via il festival del documentario Visions du Réel, caratterizzato da una produzione in forte aumento, una diversità record di film e dall'annuncio delle dimissioni della direttrice artistica Emilie Bujès.

Il festival Visions du Réel, che si apre oggi, venerdì, a Nyon (canton Vaud), s’impone come un riferimento in un mondo dove “il reale si cancella”. Il festival del cinema documentario, che si tiene fino al 26 aprile, presenta una produzione in forte aumento e una diversità da record.

In programma ci sono 164 film provenienti da 75 Paesi. Fra essi, 128 pellicole sono state selezionate su 3’700 papabili, in aumento del 23% rispetto al 2023.

La 57esima edizione riflette un paesaggio audiovisivo in piena trasformazione, segnato dalla moltiplicazione delle storie e dei formati. “Il documentario è sempre più aperto, diversificato e libero”, ha sottolineato la direttrice artistica Emilie Bujès in un’intervista a Keystone-ATS.

La manifestazione si aprirà con Cover-Up, l’ultimo film di Laura Poitras, dedicato al giornalista americano Sy Hersh, in presenza di varie personalità, fra cui l’ex consigliere federale e attuale Segretario generale del Consiglio d’Europa Alain Berset e la direttrice dell’Ufficio federale della cultura Carine Bachmann. “Laura Poitras ha impiegato 20 anni a convincere Sy Hersh a partecipare”, ha rilevato la direttrice artistica.

Fra gli ospiti d’onore c’è anche la cineasta indipendente americana Kelly Reichardt, Pardo d’onore al Locarno Film Festival nel 2022. “Ciò che mi piace particolarmente di lei è il modo in cui rivisita i miti del cinema americano, ad esempio il western”, ha osservato Bujès.

Cinema svizzero in concorso

Nel concorso internazionale di lungometraggi sono in lizza tre film svizzeri sui tredici selezionati, un fenomeno raro ma “voluto”. Fra di essi, Dentro di Elsa Amiel esplora in modo poetico il lavoro di uno sceneggiatore in prigione, mentre Saudades Eternas di Emma Boccanfuso, racconta una storia intima e familiare ambientata in una favela brasiliana. In concorso c’è anche Heat di Jacqueline Zünd, già presentato al Locarno Film Festival lo scorso anno.

Il concorso nazionale riflette anch’esso la diversità, fra film impegnati e storie più intime. Bujès ha citato in particolare En terrain neutre, un’opera del cineasta losannese Stéphane Goël e del giornalista Mehdi Atmani dedicata alla neutralità svizzera, Eternal Snow del neocastellano François Kohler girato in Nepal, e To the Moon and Back di Elsa Gomez Alvarez dedicato a giovani che si formano in ambito spaziale.

La direttrice artistica ha menzionato anche What Comes from Sitting in Silence dell’antropologa, documentarista e attivista di origini svizzero-indiane Sophie Chrago, girato in un tribunale islamico femminile in India.

Nuova sezione

In questa 57esima edizione spunta la sezione Borderlight, dedicata a opere di finzione strettamente legate alla realtà. Fra i film selezionati in questa categoria c’è Tristan Forever dello zurighese Tobias Nölle, ispirato al percorso di un ex membro di Medici Senza Frontiere.

I film presentati riflettono anche l’attualità internazionale, con una leggera discrepanza. “Ritroviamo opere legate all’Ucraina, a Israele e molti film iraniani quest’anno”, ha sottolineato Bujès. Se certi spettatori cercano l’evasione, la direttrice artistica difende l’importanza di un cinema che permette di “approfondire gli argomenti”.

Infine, questa edizione segna una svolta per il festival con l’annuncio settimana scorsa delle dimissioni di Bujès. In carica dal 2018, lascerà il suo incarico alla fine di luglio per passare al Geneva International Film Festival (GIFF). “Sono infinitamente grata per la libertà e la fiducia che mi sono state accordate”, ha dichiarato in una nota, definendo questa esperienza “una tappa fondamentale” del suo percorso.

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