Il divieto di Hezbollah divide la politica svizzera
Una proposta del Parlamento per vietare Hezbollah in Svizzera ha diviso la politica nazionale, contrapponendo i partiti borghesi favorevoli alla misura e la sinistra scettica sulle possibili conseguenze.
Dopo Hamas, anche Hezbollah potrebbe essere vietato in Svizzera. Il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di estendere alla milizia sciita libanese sostenuta dall’Iran la legge che mette al bando Hamas, con validità prevista fino al 2035.
Come riferisce il portale online della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF News, la proposta ha però aperto un fronte di divisione tra i partiti. Verdi e Partito socialista condannano le attività terroristiche di Hezbollah, ma sono scettici sul divieto. I Verdi giudicano il testo troppo generico e temono che possa creare problemi sul piano dello Stato di diritto e ostacolare il lavoro delle organizzazioni umanitarie. I socialisti, dal canto loro, chiedono prima un rafforzamento delle norme esistenti e mettono in guardia da possibili conseguenze sul tradizionale ruolo della Svizzera come mediatrice neutrale.
I partiti borghesi sostengono invece la misura. Per il Centro il divieto non comprometterebbe gli aiuti umanitari, mentre il Partito liberale radicale (PLR, destra liberale) ritiene necessario impedire che membri o sostenitori dell’organizzazione possano trovare rifugio nel Paese.
Anche l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) appoggia il progetto. Secondo il consigliere nazionale Mauro Tuena, Hezbollah rappresenta un rischio per la sicurezza non solo in Medio Oriente ma anche in Europa, rendendo giustificata la sua messa al bando.
Conclusa la consultazione, il Consiglio federale esaminerà le prese di posizione ricevute e presenterà la versione definitiva del progetto di legge.
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