Il divieto del velo nelle scuole svizzere torna in Parlamento
L'Unione democratica di centro fa tornare il divieto del velo a scuola in Parlamento, lanciando una serie di mozioni per impedire alle ragazze con meno di 16 anni di indossare l'hijab. Uno dei testi, sostenuto da parte di PLR e Centro, potrebbe ottenere la maggioranza.
Il documento preparato dalla consigliera nazionale Therese Schläpfer (UDC/Zurigo) prevede di vietare il velo alle allieve durante i corsi, le pause e le attività scolastiche obbligatorie.
Se le ragazze con meno di 16 anni non rispettassero la regola, potrebbero essere espulse dalla scuola o multate. La deputata evoca persino il ritiro del permesso di soggiorno dei genitori, nel caso in cui non abbiano la nazionalità svizzera.
Il testo prende di mira in particolare le giovani di religione musulmana. Croci cristiane e kippah ebraica sarebbero invece permesse.
Dibattito nella Svizzera tedesca
La parlamentare democentrista rilancia così un dibattito che si è intensificato ultimamente nella Svizzera tedesca. Il governo zurighese ha recentemente sostenuto una mozione che va nella stessa direzione.
A San Gallo, l’UDC ha depositato la scorsa estate una petizione per vietare il velo al corpo insegnante, in seguito al caso di un contratto annullato: i genitori degli alunni avevano giudicato inaccettabile che l’insegnante indossate l’hijab in classe.
Alle Camere federali, l’idea di Schläpfer seduce già parlamentari di altri schieramenti, come mostrano dei co-firmatari di PLR e Centro.
Dibattito “legittimo”
Questa discussione è “legittima”, ha detto la consigliera nazionale Jacqueline de Quattro (PLR/Vaud) a Keystone-ATS. La vodese si dice preoccupata per le giovani che portano il velo, che potrebbero essere sessualizzate contro la loro volontà. Fino a 16 anni, età del consenso sessuale, sono protette dalla legge, ha sottolineato.
Il centrista Martin Candinas (Centro/Grigioni) teme che “punti di vista estremi” prendano piede in Svizzera se non si agisce in tempo. “Si può vivere la religione come si vuole, ma bisogna seguire le regole del Paese”, ha messo in evidenza. Anche il grigionese sostiene che un divieto eviterebbe discriminazioni fra ragazzi. “Non bisogna dimenticarsi che possono essere molto cattivi fra di loro”, ha precisato.
Il deputato del Centro potrebbe essere seguito in questo ragionamento da diversi membri del suo partito. Più divisa potrebbe essere la posizione del PLR, mentre la sinistra si opporrà. Un testo simile è “fortemente controproducente”, ha detto il consigliere nazionale Raphaël Mahaim (Verdi/Vaud). I dibattiti non sono previsti prima di giugno.
“Mai una buona idea”
Il governo dal canto suo, già interpellato più volte sul tema, mantiene la sua linea: una tale misura sarebbe incostituzionale. Contraddice infatti la libertà di religione e colpisce direttamente la libertà personale, oltre che la sfera privata, ha scritto il Consiglio federale in una presa di posizione.
Vietare un capo d’abbigliamento attraverso una legge non è mai una buona idea, ha detto Amir Dziri, direttore del Centro svizzero Islam e Società (CSIS) dell’Università di Friburgo. Dal suo punto di vista un tale provvedimento è una forma di schedatura politica. Creerà divisioni, senza convincere le persone coinvolte.
Oltretutto, una norma simile può essere tranquillamente aggirata con un’istruzione a casa o presso una scuola privata. In pratica, le allieve si troverebbero più isolate anziché più integrate, ha sottolineato il professore di studi islamici, che deplora come tali decisioni vengano prese al posto delle interessate. Le ragioni per indossare il velo sono in effetti molto diversificate.
La strumentalizzazione patriarcale del velo deve essere discussa in maniera sostanziale e pedagogica, ma un divieto non farà raggiungere gli obiettivi, afferma lo specialista. “Mi domando inoltre se in un mondo senza uomini il velo sarebbe comunque oggetto di dibattito”, ha detto.
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