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Il Consiglio federale raccomanda di bocciare l’iniziativa per la protezione delle frontiere

Il consigliere federale Beat Jans
Il consigliere federale Beat Jans Keystone-SDA

Il Consiglio federale ha raccomandato di respingere l'iniziativa UDC per la protezione delle frontiere, giudicandola dannosa per l'economia, la sicurezza e la tradizione umanitaria del paese.

L’iniziativa popolare dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) per la protezione delle frontiere non convince per niente il Consiglio federale. Venerdì ne ha raccomandato al parlamento la bocciatura, elencando una serie di criticità in caso di accettazione: costi molto elevati, deterioramento del benessere del Paese, indebolimento della sicurezza interna e danno alla tradizione umanitaria elvetica. Non solo, secondo l’esecutivo non sarebbe neppure idonea ad arginare la migrazione irregolare e la criminalità transfrontaliera.

L’iniziativa – formalmente denominata “Fermare gli abusi nell’asilo!” – esige di controllare sistematicamente tutte le persone in entrata e di presidiare completamente i valichi di frontiera. Chi non soddisfa le condizioni per l’entrata deve essere respinto. Prevede inoltre che la Svizzera non possa concedere l’asilo a più di 5000 persone all’anno. A chi soggiorna irregolarmente nel Paese chiede un obbligo di notificazione delle autorità, la nullità dei contratti di lavoro, l’esclusione dalle assicurazioni sociali e malattie così come l’obbligo di lasciare il Paese entro 90 giorni.

Ingorghi e costi elevati

Con circa 2,2 milioni di passaggi di frontiera al giorno e numerose centinaia di migliaia di frontalieri, l’esecuzione di controlli permanenti e sistematici delle frontiere graverebbe fortemente l’economia e il traffico di pendolari, in particolare nelle zone di confine, e causerebbe miliardi di franchi di costi di congestione. sottolinea il governo in una nota.

Sarebbe inoltre necessario aumentare notevolmente il personale addetto alla protezione delle frontiere, con i conseguenti elevati costi. Controlli sistematici delle frontiere interne non costituirebbero, secondo il Consiglio federale, neppure strumenti idonei per arginare la migrazione secondaria. Già oggi, rammenta, nel quadro del dispositivo doganale sono effettuati controlli efficaci, basati sulla situazione e sui rischi, che possono essere intensificati ulteriormente.

Più costi e più domande

Secondo il Governo, Berna metterebbe inoltre in pericolo la sua associazione al sistema Schengen/Dublino, il cui abbandono indebolirebbe la sicurezza interna in quanto la Svizzera perderebbe l’accesso alle banche dati di ricerca europee. Inoltre, la Confederazione dovrebbe riesaminare autonomamente anche le domande respinte dagli Stati Schengen/Dublino e non potrebbe più trasferire i richiedenti asilo verso altri Paesi europei, con il conseguente rischio di un aumento significativo del numero di domande.

A tal proposito, l’esecutivo cita un rapporto redatto su incarico del Consiglio nazionale pubblicato oggi, secondo il quale i costi annuali dell’abbandono dell’associazione a Schengen/Dublino ammonterebbero a una cifra tra 5,8 e 16,1 miliardi di franchi.

Tradizione umanitaria a rischio

L’iniziativa esige che l’asilo non venga concesso a più di 5000 persone all’anno. Per non violare il diritto internazionale, Berna dovrebbe però continuare a esaminare ogni singola domanda d’asilo in quanto non potrebbe respingere e rimpatriare automaticamente queste persone. Inoltre, coloro che ad esempio fuggono da zone di conflitto non verrebbero più ammesse provvisoriamente, il che metterebbe in discussione la tradizione umanitaria elvetica.

L’iniziativa renderebbe per di più quasi impossibile, in caso di soggiorno prolungato, l’integrazione e il conseguimento dell’indipendenza economica. Le persone senza statuto regolare potrebbero pure gravare pesantemente le strutture cantonali del soccorso d’emergenza.

Migrazione, interventi necessari

Pur raccomandando la bocciatura dell’iniziativa, il governo riconosce la necessità di intervenire nel settore della migrazione. I movimenti migratori secondari nello spazio Schengen devono essere arginati adottando misure nel quadro del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, al quale partecipa pure la Svizzera, precisa nella nota. Al di là di ciò, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) sta preparando, in collaborazione con i Cantoni, modifiche di legge volte a sgravare il sistema d’asilo e aumentare la sicurezza nel settore.

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