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Il basilese Beat Jans è il nuovo volto del Governo svizzero

beat jans con un braccio al cielo
Sono bastati tre turni di votazione a Beat Jans per essere eletto in Consiglio federale. Keystone / Anthony Anex

Il Consiglio federale non avrà un nuovo membro che ha anche la nazionalità italiana: il socialista basilese Beat Jans è stato preferito al suo compagno di partito grigionese Jon Pult.

“È eletto con 134 voti Beat Jans”: il verdetto per la successione in Consiglio federale di Alain Berset è caduto mercoledì poco dopo mezzogiorno, dopo tre turni di votazione.

Il consigliere di Stato (ministro cantonale) di Basilea Città ha sconfitto in modo assai netto il suo rivale, il consigliere nazionale grigionese Jon Pult, che ha ottenuto 43 voti.

Con questa elezione, Basilea Città ritorna in Consiglio federale dopo ben 50 anni. L’ultimo ministro proveniente dalla città sulle rive del Reno era stato Hans-Peter Tschudi – anche lui socialista – ritiratosi nel 1973.

La vittoria di Jans rappresenta anche un ritorno sulla scena della Svizzera urbana. Dopo le dimissioni nel 2022 dello zurighese Ueli Maurer, infatti, le grandi città elvetiche non avevano più un loro esponente nell’esecutivo federale.

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Figlio di operai

Nato a Basilea il 12 luglio 1964, Beat Jans – figlio di operai – ha svolto un apprendistato come agricoltore. Ha poi conseguito una laurea in agrotecnica, seguita da una laurea in scienze ambientali presso il Politecnico federale di Zurigo. Ha insegnato anche all’Università di Basilea. È sposato e ha due figlie di 16 e 18 anni.

Il basilese è entrato a far parte del Partito socialista (PS) nel 1998. Ha presieduto la sezione di Basilea Città dal 2000 al 2005. Sotto la sua presidenza, i socialisti hanno ottenuto un terzo seggio nell’esecutivo cantonale e la sinistra, insieme all’Alleanza Verde, è diventata maggioritaria in Governo.

Jans è stato eletto nel Gran Consiglio (Parlamento cantonale) di Basilea Città nel 2001 e vi è rimasto fino al 2011. Dal maggio 2010 al dicembre 2020 ha fatto parte della Camera bassa del Parlamento federale. Nel 2015, il politico basilese ha subito una sconfitta quando il PS gli ha preferito Roger Nordmann come presidente del gruppo socialista alle Camere.

Nel febbraio 2021 è entrato in carica nel Governo di Basilea Città. La sua esperienza in un esecutivo ha sicuramente rappresentato un vantaggio nei confronti del suo rivale Jon Pult.

Chi lo conosce lo descrive come un “costruttore di ponti” che sa come forgiare compromessi e sa come gestire le critiche. Secondo il presidente del Consiglio nazionale, il socialista basilese Eric Nussbaumer, Beat Jans si concentra sui fatti e “l’esibizionismo non fa per lui”. È considerato un politico carismatico, eloquente e vicino alla gente.

Nel suo discorso pronunciato subito dopo l’elezione, ha promesso di svolgere l’incarico “al meglio delle sue possibilità”. Jans ha aggiunto che si impegnerà “con tutta la sua energia e le sue convinzioni”.

Il neoeletto consigliere federale ha poi tenuto ringraziare anche il suo “rivale” Pult sul ticket del PS “per il suo fair-play e la sua empatia durante la campagna”. Alla fine del discorso, visibilmente commosso, Jans ha dichiarato di accettare la sua elezione in Consiglio federale, suscitando una “standing ovation” in aula.

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Malgrado la delusione per la mancata elezione, Jon Pult, 39 anni, si è detto contento per l’elezione di Beat Jans, con cui è legato non solo dagli stessi valori politici ma anche da un’amicizia.  

Nato e cresciuto a Milano e in possesso anche della cittadinanza italiana, il consigliere nazionale dei Grigioni avrebbe riportato la Svizzera di lingua romancia in Consiglio federale dopo oltre un secolo.

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Daniel Jositsch, il terzo incomodo

A creare una certa sorpresa e a far planare per qualche attimo il dubbio sull’elezione di uno dei due prescelti del PS è stato il risultato del consigliere agli Stati zurighese Daniel Jositsch.

Nei primi due turni dell’elezione, Jositsch ha infatti ricevuto diverse decine di voti (63 nel primo turno e addirittura 70 nel secondo) dai ranghi della destra. Il consigliere agli Stati zurighese, considerato più centrista rispetto ai suoi due compagni di partito Jans e Pult, faceva parte del lotto di sei candidati che si erano presentati per la successione di Alain Berset, ma non era stato nominato dal PS.

Quanto avvenuto non mancherà di lasciare strascichi all’interno del partito, non tanto per i numerosi voti ottenuti da Jositsch, quanto piuttosto per il fatto che il ‘senatore’ socialista non abbia preso la parola per chiedere ai 246 membri dell’Assemblea federale di votare per uno dei due candidati ufficiali del partito.

Confermati i sei ministri uscenti

Prima dell’elezione del successore di Alain Berset, le due Camere del Parlamento riunite hanno proceduto con la rielezione dei sei membri del Governo che si sono ripresentati.

Le maggiori attenzioni erano concentrate sul seggio del liberale radicale Ignazio Cassis, attaccato dall’ecologista friburghese Gerhard Andrey.

Cassis è stato rieletto in Governo al primo turno con 167 voti su 239 schede valide. Come quattro anni fa, ai Verdi non è quindi riuscito il tentativo di scalzare il ticinese dall’esecutivo, allora con la candidatura di Regula Rytz, oggi con quella di Gerhard Andrey. Che quest’ultimo non avesse alcuna chance lo si è capito durante il discorso del capogruppo socialista Samuel Bendahan, che ha detto come il PS non lo avrebbe sostenuto.

Prima di Cassis è stato brillantemente rieletto l’esponente dell’Unione democratica di centro Guy Parmelin, con 215 voti. Solo Viola Amherd (Centro) è riuscita a superare la soglia dei 200 voti (ne ha ottenuti 201).

Il risultato meno onorevole è stato conseguito dalla socialista Elisabeth Baume-Schneider, con 151 voti. Karin Keller-Sutter (Partito liberale radicale) ne ha ottenuti 176, Albert Rösti (Unione democratica di centro) 189.

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