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Quel respingimento che costò la vita a un neonato

Si è aperto lunedì a Zurigo davanti al Tribunale militare d'appello 2 il processo contro una guardia di confine svizzera, condannata in prima istanza per l'aborto occorso ad una migrante siriana al settimo mese di gravidanza che nel luglio 2014 fu rinviata in Italia. La sentenza è attesa martedì.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 novembre 2018 - 21:08
tvsvizzera.it/fra con RSI
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L'uomo, un sottufficiale delle guardie di confine oggi 58enne, compare per la seconda volta a giudizio per aver negato il necessario aiuto medico a una partoriente che il 4 luglio di quattro anni fa, dopo essere arrivata in treno a Domodossola, diede alla luce una bambina nata morta.

In prima istanza l'uomo è stato ritenuto colpevole di lesioni colpose, tentata interruzione di gravidanza e ripetuta inosservanza di prescrizioni di servizio. Il Tribunale militare 4 di Berna lo ha condannato un anno fa a sette mesi di detenzione e 60 aliquote giornaliere di 150 franchi ed entrambe le pene sono state sospese con la condizionale.

Ecco la storia

La donna, allora 22enne e al settimo mese di gravidanza, fu respinta al confine franco-elvetico di Vallorbe assieme ad un gruppo di 36 profughi siriani che volevano raggiungere la Francia sul treno Milano-Parigi. I doganieri francesi li consegnarono alle guardie di confine svizzere per il rinvio in Italia, lo Stato dello Spazio Dublino dove i migranti avevano inoltrato la prima richiesta d'asilo.

I migranti furono dapprima portati a Briga in bus, dove arrivarono poco prima delle 14.30. Da lì avrebbero dovuto proseguire in treno fino a Domodossola. A causa della forte affluenza di passeggeri, legata all'inizio delle vacanze, l'imputato decise di rimandare il viaggio alle 17.00.

I profughi vennero temporaneamente ospitati nei locali di controllo delle guardie di confine di Briga. Poco dopo l'arrivo in Vallese la donna iniziò ad avere dolori e sanguinamenti, che descrisse come doglie. Il marito informò immediatamente le guardie di confine e chiese ripetutamente di chiamare con urgenza un medico, ma senza successo.

A Domodossola la siriana ebbe un collasso. Le guardie di frontiera italiane chiamarono subito i soccorsi, ma una volta portata in ospedale, la donna ebbe un aborto spontaneo.

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