Grappa fatta in casa, il Parlamento va contro il Governo
Dopo la Camera bassa, anche il Consiglio degli Stati ha approvato una mozione a favore dei piccoli produttori di grappe e altri distillati fatti in casa, penalizzati dalle nuove norme.
La grappa fatta in casa, secondo un atto parlamentare di Fabio Regazzi (Centro) adottato dalle Camere, è una tradizione da preservare e valorizzare ma i requisiti per poter distillare in proprio, senza fini commerciali, oggi sono troppo severi.
Tradizione da recuperare
Stando al parlamentare ticinese la distillazione è una tradizione tramandata da generazioni e legata alla cultura contadina, praticata in distillerie domestiche o consortili nelle quali proprietari di piccoli vigneti o di poche piante da frutta trasformano i propri prodotti.
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Ma, con l’entrata in vigore del nuovo articolo della Legge sulle bevande alcoliche, è stata de jure abrogata – a detta del “senatore” ticinese – la possibilità per i piccoli produttori, inclusi quelli che possiedono una concessione privata valida, di far capo alle distillerie domestiche.
Secondo l’ordinanza le concessioni per la distillazione sono autorizzate infatti solo a distillerie professionali, distillerie per conto di terzi, o distillerie agricole, escludendo quelle dei piccoli produttori poiché non rientrano sotto la definizione di gestore di azienda agricola.
“Le nuove norme sono ininfluenti”
Nella sua replica in cui chiedeva di respingere la mozione, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha sottolineato che – da un controllo dei criteri di attribuzione dello statuto di agricoltore con concessione per distillare – è emerso che in Ticino fra le 121 persone classificate come agricoltori, la metà non dispone più del minimo di superficie agricola (300 metri quadrati ossia un campo da tennis), necessaria al mantenimento dello statuto in questione.
Non disponendo più del diritto di distillare, per trasformare la loro produzione esse devono ora recarsi presso uno dei tre distillatori per conto di terzi o presso uno dei 63 consorzi del Canton Ticino, così come già fanno 3’354 altri piccoli produttori e agricoltori ticinesi che non dispongono di una concessione.
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Tale sistema, secondo la consigliera federale sangallese, ha dato buoni risultati e corrisponde ai bisogni concreti. Ne è prova il fatto che l’anno scorso soltanto 20 dei summenzionati 121 agricoltori hanno utilizzato il proprio alambicco.
A detta della consigliera federale, il vero pericolo per questa tradizione non è dovuto alle nuove disposizioni ma al fatto che le nuove generazioni sembrano meno interessate a questo tipo di attività. Tutte argomentazioni che non hanno però fatto breccia in Parlamento.
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