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Governo, mercoledì è il giorno della verità



I tre candidati UDC, da sinistra: Thomas Aeschi, Norman Gobbi e Guy Parmelin

I tre candidati UDC, da sinistra: Thomas Aeschi, Norman Gobbi e Guy Parmelin

(keystone)

L'UDC verso la riconquista del secondo seggio nell'esecutivo federale, i tre candidati democentristi ufficiali non fanno l'unanimità e si intensificano le trattative tra i partiti

Il grande giorno sta per arrivare. Con l'elezione mercoledì mattina dei sette membri del governo da parte dell'Assemblea federale (le due camere in seduta comune) uscita dalle urne alle legislative dello scorso 18 ottobre, i nuovi equilibri politici nella Confederazione sono destinati a rispecchiarsi anche all'interno dell'esecutivo nazionale. Nelle scorse settimane l'uscente Eveline Widmer-Schlumpf, messa sotto pressione dopo il risultato mediocre della sua lista (PBD), aveva infatti annunciato che non si sarebbe ripresentata il 9 dicembre, lasciando strada libera (salvo colpi di scena dell'ultima ora) al futuro secondo rappresentante democentrista (UDC).

La destra coalizzata attorno all'Unione democratica di centro, primo partito in Svizzera, è infatti la vera vincitrice delle elezioni e non accetterebbe più di restare sottorappresentata in Consiglio federale - dove attualmente siedono due socialisti (PS), due liberali democratici (PLR), due esponenti del centro (PPD e PBD) e, appunto, solo un UDC – dopo lo strappo del dicembre 2007 (estromissione di Christoph Blocher dal governo).

Concordanza alla prova dell'Assemblea federale

Come è noto in Svizzera vige un meccanismo di concordanza, una sorta di consociativismo istituzionalizzato in cui tutte le principali forze politiche sono rappresentate nel governo federale, secondo rapporti di forza sapientemente bilanciati e ponderati nel corso dei decenni in funzione dell'evoluzione dei partiti. La "formula magica", vale a dire questo particolare tipo di composizione dell'esecutivo a Berna, che tiene conto delle diverse realtà culturali, politiche e geografiche presenti nella Confederazione, connota più di ogni altra cosa – insieme a democrazia diretta, quadrilinguismo e autonomie locali – l'essenza del sistema elvetico.

E secondo alcuni il ritorno di un secondo rappresentante dell'UDC nell'esecutivo consentirà di ripristinare gli originari equilibri esistenti nel paese e nell'Assemblea federale (e in particolare nella camera del Consiglio nazionale), ponendo fine alle fibrillazioni tra poteri che si sono vissute negli ultimi 8 anni. E nel contempo il partito di destra, che si è distinto per le sue battaglie contro immigrazione, minareti e Ue, sarà chiamato ad assumersi chiare responsabilità di governo che inevitabilmente finiranno per condizionare la sua spiccata propensione a usare la leva di referendum e iniziava diretta per forzare, come avvenuto spesso con successo in questi anni, le decisioni di esecutivo e legislativo.

Diktat UDC

Ma la probabile elezione di un secondo udc in governo non esaurisce completamente la questione della concordanza. I cosiddetti sette saggi vengono infatti designati a turno (a maggioranza assoluta, con scrutinio segreto e secondo ordine di anzianità) e gli uscenti vengono di regola confermati. Sarà così anche mercoledì per Ueli Maurer (UDC), Alain Berset e Simonetta Sommaruga (PS), Didier Burkhalter e Johann Schneider-Ammann (PLR) e Doris Leuthard (PPD). La partita è aperta per il settimo seggio e i 246 membri dell'Assemblea federali (200 consiglieri nazionali e 46 consiglieri agli Stati) sono formalmente sovrani in materia, come testimoniano i casi di candidati ufficiali bocciati nel momento della verità.

Partita aperta

Le febbrili trattative della vigilia tra gruppi hanno infatti riservato vere sorprese in passato: nel 2007 ad esempio il leader udc Christoph Blocher non fu confermato a tutto vantaggio dell'ex collega di partito Eveline Widmer-Schlumpf e, per evitare il ripetersi di eletti sgraditi, i democentristi hanno posto un vero e proprio diktat agli altri gruppi: se il parlamento designerà un udc che non figura nel ticket deciso dal partito (il romando Guy Parmelin, lo svizzero-tedesco Thomas Aeschi e il ticinese Norman Gobbi), il partito di destra provvederà all'immediata espulsione dello stesso e lancerà una serie di referendum e iniziative popolari "ostili". Ma negli altri gruppi per il momento non trapela particolare entusiasmo per la triade indicata dall'UDC e gli incontri, le tattiche e le discussioni più o meno alla luce del sole si stanno intensificando in vista di mercoledì. Occorre aspettare però solo poche ore per sapere su che basi si fonderà la concordanza in governo nel prossimo quadriennio.

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