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Svizzero arrestato in Marocco, Berna segue il caso

Le immagini delle due giovani ragazze uccise e decapitate dall'Isis in Marocco Keystone


Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e l’ambasciatore elvetico in Marocco stanno assiduamente seguendo il caso del cittadino svizzero (e spagnolo) fermato in relazione al recente omicidio di due turiste scandinave da parte di sedicenti aderenti allo Stato Islamico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 dicembre 2018 - 20:44
tvsvizzera/ats/spal con RSI (Tg del 30.12.2018)

L'ambasciatore svizzero nel paese nordafricano, indica una nota del DFAE, “ha annullato la sua vacanza in Svizzera e sta tornando a Rabat" e Berna "assicura ai parenti delle vittime dell'omicidio la sua solidarietà e la sua profonda partecipazione".

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Secondo gli inquirenti dell'Ufficio centrale marocchino per le investigazioni giudiziarie, che sabato aveva annunciato l'arresto di un uomo con nazionalità elvetica e spagnola "intriso di ideologia estremista”, l’indagato avrebbe insegnato ad alcune delle persone coinvolte nella vicenda gli strumenti di comunicazione derivanti dalle nuove tecnologie e di averle addestrate a sparare.

Le due vittime, una studentessa danese di 24 anni e la sua amica, una norvegese 28enne, erano state decapitate la notte tra il 16 e il 17 dicembre nel sud del paese dove erano in vacanza.

I loro corpi sono stati rinvenuti in un'area isolata dell'Alto Atlante, in una zona molto frequentata dagli escursionisti.

 

 

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