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Ginevra vieta il burkini

donn con burkini
Ginevra vieta il burkini nelle sue piscine pubbliche. Keystone/DPA/Rolf Haid

Definendo in modo restrittivo i costumi da bagno autorizzati, il Gran Consiglio di Ginevra ha approvato una nuova legge che di fatto vieta il burkini nelle piscine e nei bagni pubblici, una misura voluta dalla maggioranza di destra e contestata dalla sinistra come discriminatoria.

Ginevra legifera su piscine e bagni pubblici per vietare l’uso del burkini. Adottata giovedì sera dalla maggioranza di destra del Gran Consiglio con 53 voti favorevoli, 38 contrari e 6 astensioni, la nuova legge non nomina tuttavia direttamente questo tipo di indumento.

La normativa prevede che “le sole tenute autorizzate nelle vasche sono i costumi da bagno a uno o due pezzi la cui lunghezza massima arriva sopra le ginocchia e che lasciano le braccia scoperte”. Questa formulazione esclude di fatto i burkini, come auspicava un progetto di legge dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) volto a penalizzare tale abbigliamento, ma l’assenza di una simile disposizione a livello federale avrebbe portato a un facile annullamento da parte della giustizia.

Grazie a un emendamento del Centro, il testo iniziale è stato trasformato in un nuovo progetto di legge su piscine e bagni pubblici. Invano la consigliera di Stato Carole-Anne Kast, responsabile del Dipartimento delle istituzioni e del digitale, ha messo in guardia i deputati e le deputate contro una legge che viola la libertà individuale e l’autonomia comunale. “La giustizia deciderà”, ha dichiarato.

La consigliera di Stato si era opposta al terzo dibattito sul progetto durante la precedente sessione parlamentare al fine di rinviare il voto finale. Ma nel frattempo le posizioni delle varie parti non sono cambiate.

“Parità di trattamento”

La sinistra ha criticato una forma di strumentalizzazione xenofoba del corpo delle donne. Alcune cittadine musulmane saranno escluse dallo spazio pubblico, ha denunciato in sostanza la Verde Dilara Bayak, rilevando che il 6% di musulmani e musulmane in Svizzera “è sistematicamente messo sotto i riflettori”. “Non è un atto femminista legiferare sul corpo delle donne”, ha aggiunto la socialista Caroline Renold.

Al di là della “questione di igiene e di sicurezza” avanzata dall’esponente dell’UDC Yves Nidegger, la destra vuole inviare un messaggio: “Non c’è spazio per la costrizione sulle donne nello spazio pubblico”, ha difeso la centrista Alia Chaker Mangeat. Secondo lei, questo disegno di legge pone fine ai diversi regolamenti comunali in modo semplice, con una legge che garantisce la parità di trattamento, lasciando i comuni liberi di adottare disposizioni complementari.

“Il Consiglio di Stato difende la libertà delle donne di scegliere come andare a fare il bagno, a condizione che l’abbigliamento sia appropriato”, ha argomentato Carole-Anne Kast. La consigliera ha poi difeso l’emendamento dell’esecutivo volto a permettere gli indumenti anti-raggi ultravioletti adatti al nuoto, visti i rischi di cancro della pelle. Questa aggiunta alla legge è stata respinta.

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