Ghiacciai svizzeri senza scudo protettivo
La situazione di partenza per i ghiacciai svizzeri quest'estate è preoccupante e simile a quella degli anni record 2022 e 2023, a causa di una scarsa copertura nevosa invernale che li rende vulnerabili a un intenso scioglimento.
Quest’inverno sui ghiacciai svizzeri è caduta poca neve. Il deficit è particolarmente evidente per i ghiacciai dell’Alto Vallese, del Ticino e dei Grigioni, con ripercussioni sul loro scioglimento.
Il mese di aprile caldo e secco spiega in parte questa scarsa copertura nevosa, sottolinea la rete svizzera di rilevamenti glaciologici (GLAMOS) in un rapporto pubblicato venerdì. Il mese scorso, l’organizzazione ha misurato lo spessore della neve accumulatasi durante l’inverno su 25 ghiacciai elvetici effettuando confronti con gli anni precedenti.
Rispetto agli strati misurati nel periodo 2010-2020, il deficit medio dell’inverno 2025-2026 raggiunge il 25%, indica GLAMOS. “La situazione di partenza per l’estate è quindi sfavorevole”, ha precisato il glaciologo Matthias Huss all’agenzia Keystone-ATS. La neve funge infatti da strato protettivo e preserva il ghiaccio sottostante dall’irraggiamento solare diretto.
Se questo strato si scioglie precocemente, il ghiacciaio è esposto allo scioglimento prima e più a lungo. A ciò si aggiunge il cosiddetto effetto albedo: il ghiaccio scuro assorbe più energia solare rispetto alla neve chiara e si riscalda quindi più rapidamente. Ciò accelera ulteriormente lo scioglimento dei ghiacciai.
Differenze regionali
Ci sono comunque grosse differenze regionali. La carenza di neve è stata più marcata nella Svizzera sud-orientale. Sui ghiacciai del Pers e del Murtèl in Engadina, gli esperti hanno addirittura registrato nuovi record negativi per il bilancio di massa invernale. Anche sui ghiacciai del Vallese meridionale e orientale, come Findel, Giétro o il grande ghiacciaio dell’Aletsch, nella Svizzera centrale, e in Ticino, la neve in aprile era nettamente inferiore al solito, con una riduzione compresa tra il 15% e il 40%.
Solo nell’Oberland bernese più occidentale e nel Vallese occidentale, ad esempio sui ghiacciai Plaine Morte o Trient, le quantità di neve si sono avvicinate ai valori medi.
L’inizio dell’estate per i ghiacciai è quindi “praticamente identico” a quello degli anni estremi 2022 e 2023, secondo Huss. Allora, la combinazione di scarsa neve invernale e ondate di calore estive portò a perdite record per i ghiacciai. In quei due anni, i ghiacciai in Svizzera persero il 10% del loro volume.
“Questo è motivo di preoccupazione”, ha proseguito Huss, aggiungendo però che in fin dei conti a determinare lo scioglimento è il clima estivo, e per ora non è ancora possibile stabilire se l’estate sarà di nuovo canicolare. “Negli ultimi tempi però quasi tutte le estati sono state insolitamente calde. C’è quindi da temere che anche quest’anno la situazione si ripeta e che i ghiacciai si trovino nuovamente sotto forte pressione”.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.