Il franco s’indebolisce sull’euro
La crescente differenza tra i tassi d'interesse della Banca Centrale Europea e quelli della Banca Nazionale Svizzera è la causa principale dell'indebolimento del franco, che ha permesso all'euro di raggiungere un livello che non si vedeva da anni.
Il franco continua a indebolirsi rispetto all’euro, una tendenza percepibile ormai da giorni. Oggi la moneta europea ha toccato un massimo a 0,9435 franchi, un livello mai più raggiunto dall’agosto 2025. Gli esperti attribuiscono questa fase di debolezza della divisa elvetica principalmente al differenziale dei tassi tra la Svizzera e l’Eurozona.
L’andamento valutario potrebbe sembrare paradossale in un contesto internazionale ancora teso, ma si spiega soprattutto con il brusco ritorno in primo piano del tema dei tassi, spiega John Plassard, il responsabile della strategia di investimento presso la banca Cité Gestion. “Non è la Svizzera (e la sua valuta rifugio) a ispirare improvvisamente meno fiducia, ma l’euro che sta ritrovando un vantaggio in termini di rendimento che aveva in gran parte perso negli ultimi anni”.
Il divario tra il tasso guida della Banca nazionale svizzera (BNS), attualmente allo 0,00%, e quello della Banca centrale europea (Bce), al 2,25%, rende infatti gli investimenti in euro più redditizi rispetto a quelli in franchi. Con un’inflazione nell’Eurozona che ha raggiunto il 3,3% in agosto si profila inoltre una politica monetaria più restrittiva da parte della Bce. “Il mercato considera già dato per scontato il passaggio a un tasso di deposito del 2,50% e, soprattutto, comincia a chiedersi per quanto tempo Francoforte dovrà mantenere questa linea più rigida”, commenta Plassard.
Nelle prossime due settimane sia la Bce che la Federal Reserve decideranno in merito alla politica monetaria. Mentre nell’Eurozona un aumento del costo del denaro è dato per certo, negli Stati Uniti la situazione non appare ancora del tutto chiara, anche se le aspettative di un rialzo dei tassi sono aumentate. Da parte sua la BNS presenterà la propria valutazione della situazione il 24 settembre: gli analisti pronosticano che l’istituto guidato da Martin Schlegel opterà per lo status quo.
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