Finanza ed energia Il bitcoin consuma più della Svizzera

Un bitcoin
Keystone / Sascha Steinbach

È una moneta virtuale, ma ha un risvolto molto reale: l'elevato consumo di corrente elettrica. Il bitcoin, la criptovaluta che recentemente è tornata sotto i riflettori per via del continuo aumento del proprio valore, infatti, è altamente energivoro.

Questo perché per "minarlo" e verificare le transazioni di migliaia e migliaia di utenti occorre l'impiego di computer con una potenza di calcolo enorme.

Secondo una ricerca dell'Università di CambridgeLink esterno, il bitcoin oggi rappresenta lo 0,56% del consumo energetico mondiale totale. Se fosse un Paese, si piazzerebbe al 30esimo posto della scala globale, surclassando l'Argentina, gli Emirati Arabi Uniti, i Paesi Bassi e la Svizzera (che è al 44esimo posto).

Con l'aumento del valore del bitocoin cresce anche l'interesse di chi vuole investire nell'attività di "mining", ovvero di chi vuole cimentarsi nell' estrazione virtuale di questa criptovaluta. Attività che sta diventando sempre più difficile proprio per la grandissima quantità di energia richiesta.

Una mappaLink esterno elaborata dall'Università di Cambridge mostra che il Paese dove si mina di più è la Cina, seguono Stati Uniti e Russia, ma ci sono anche Kazakistan, Iran, Libia, Canada e Islanda. Anche la Svizzera fa parte di questo network, con un peso dello 0,04% di hashrate (l'unità di misura della potenza di elaborazione della rete bitcoin) sul totale.

Intervista a Filippo Moor di One swiss bank sulla decisione di Tesla di investire in bitcoin:

tvsvizzera.it/fra con RSI


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