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Faceva la bella vita con il conto del cliente

Agenti all'entrata del palazzo del Tribunale penale federale a Bellinzona.
Gestore patrimoniale ginevrino se la deve vedere ora con la giustizia. KEYSTONE/© KEYSTONE / TI-PRESS / SAMUEL GOLAY

Bancario ginevrino alla sbarra a Bellinzona per aver impiegato in modo improprio e a suo esclusivo vantaggio il patrimonio che gli era stato affidato dal proprietario.

Un ex gestore patrimoniale di una banca privata ginevrina (e in parte sua moglie) sono a processo a Bellinzona, presso la corte del Tribunale penale federale (TPF), per aver sottratto fondi dal conto di un suo cliente.

Una serie di reati finanziari

I reati per i quali dovrà rispondere sono appropriazione indebita, amministrazione infedele, falsità in documenti e riciclaggio di denaro.

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L’imputato principale, che è anche membro del Cda dell’istituto di credito nel quale era attivo professionalmente, avrebbe disposto in modo indebito tra il 2009 e il 2015 – indica una nota del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) – degli averi affidatigli da un cliente su una relazione bancaria in Svizzera per un importo di oltre 14 milioni di franchi.

Il patrimonio del cliente, ignaro di quanto stava accadendo, sarebbe stato impiegato per finanziare lo stile di vita della famiglia dell’imputato ma anche per effettuare investimenti e concedere prestiti. Per celare le sue malefatte al cliente, l’ex banchiere avrebbe anche falsificato documenti.

Le operazioni incriminate

Più nel dettaglio le relazioni bancarie di cui aveva la gestione sarebbero state utilizzate soprattutto per effettuare degli investimenti e concedere prestiti in suo favore o in favore di persone a lui vicine.

In particolare, l’imputato avrebbe versato l’equivalente di oltre 7 milioni di franchi per sostenere un’impresa nella Repubblica Dominicana che si trovava in difficoltà finanziare e di cui era azionista.

L’imputato avrebbe anche disposto, sempre all’insaputa del suo cliente, di un importo di 500’000 franchi allo scopo di partecipare all’aumento di capitale della banca privata ginevrina di cui era membro del consiglio di amministrazione e che da diversi anni si trovava in una situazione finanziaria deficitaria.

Inoltre, quando il procedimento penale era già in corso, avrebbe tentato di effettuare, attingendo alle medesime risorse, un ulteriore aumento di capitale in favore della stessa banca per una cifra tra 500’000 e 1 milione di franchi.

Non da ultimo – soprattutto per rilevanza penale – all’ex gestore patrimoniale viene contestato di aver rimpatriato dalla Repubblica Dominicana su tre conti bancari in Svizzera dei fondi di origine criminale, parte del ricavato della suddetta appropriazione indebita, allo scopo di finanziare il proprio stile di vita assai prodigo.

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