Ethos: nelle aziende svizzere stipendi d’oro e poca trasparenza
La fondazione Ethos critica le aziende svizzere per l'aumento spropositato degli stipendi dei manager e per l'inadeguatezza dei rapporti sulla sostenibilità , pur riconoscendo un miglioramento nella presenza femminile nei consigli di amministrazione.
Ethos esprime insoddisfazione verso le aziende quotate alla borsa svizzera. Stando alla fondazione che consiglia gli azionisti promuovendo il buon governo d’impresa, gli stipendi dei manager continuano ad aumentare e i rapporti sulla sostenibilità sono inadeguati. Fra le note positive vi è invece la maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione (CdA).
Secondo uno studio divulgato martedì, i capi dei grandi gruppi guadagnano sempre di più. Fra le società che compongono l’indice guida SMI, la loro remunerazione è salita del 29% in cinque anni, raggiungendo una media di 8,8 milioni di franchi.
Otto dirigenti si sono intascati oltre 10 milioni. In particolare, Ethos aveva già criticato lo scorso febbraio la busta paga da quasi 25 milioni del CEO di Novartis Vasant Narasimhan. Poiché i precedenti programmi di bonus hanno spesso un effetto ritardato, a volte di anni, l’importo effettivamente corrisposto è sovente ancora più elevato, viene inoltre fatto notare.
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Le relazioni sulla remunerazione sono state anche il principale motivo di controversia nelle varie assemblee generali annuali: in media, solo l’87,5% dei votanti le ha approvate. Con questo dato, la Svizzera si colloca al quarto posto a livello mondiale, dopo i Paesi anglosassoni.
Nello studio, in cui si esaminano 172 aziende, si parla anche dei rapporti legati alla sostenibilità . Pure in questo caso, la valutazione di Ethos è negativa: nel 2026 la fondazione ha raccomandato l’adozione solamente il 37% delle volte, meno del 40% registrato l’anno precedente. In totale, 53 imprese non hanno fatto verificare le proprie dichiarazioni di sostenibilità da un organismo indipendente.
Infine, spazio anche a qualche nota positiva. La quota di donne nei consigli di amministrazione si è attestata in media al 30,4%, contro il 28,8% di dodici mesi fa. Tuttavia, evidenzia Ethos, 78 aziende sono sono rimaste al di sotto del requisito legale del 30%. Ventidue cda erano addirittura completamente privi di presenza femminile.
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