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Riciclaggio della carta, un settore in crisi

Riciclare la carta, una pratica a cui siamo abituati da decenni in Svizzera e che in tempi di “onda verde” sembra scontata. Ma adesso, dopo la chiusura delle frontiere cinesi, il settore è confrontato a una situazione di emergenza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 dicembre 2019 - 20:07
tvsvizzera.it/fra con RSI
Scene di vita quotidiana in Svizzera tedesca. © Keystone / Gaetan Bally

Da quando Pechino ha ridotto drasticamente l'importazione di rifiuti dall'estero, l'export di carta dall'Europa è passato da 30 a 12 milioni di tonnellate all'anno, il prezzo è crollato e la filiera Svizzera è sotto pressione. Dai 100 franchi a tonnellata venduta, ora il prezzo è attorno ai 20-10 franchi. In Europa, oggi si hanno 8 tonnellate di vecchia carta da riciclare in esubero. Questo perché le cartiere non riescono a smaltire tutto il materiale e produrne di nuovo.

Un'economia circolare che non si ferma in Svizzera ma è legata a doppio filo al mercato globale e che ora è confrontata ora con una crisi nera.

Comuni in crisi

A farne le spese non solo le aziende attive nel riciclo di carta e cartone, ma anche i comuni che se prima ricevevano dei rimborsi per la carta raccolta, oggi rischiano di dove pagare tutto di tasca propria. Ad esempio, Lugano e Bellinzona incasseranno meno soldi, altri piccoli comuni ticinesi dovranno addirittura pagare per smaltire la carta.

Per gli esperti la crisi potrà durare parecchio anche sino a metà 2021, quando in Svizzera verranno aumentate le capacità di produzione. E le cartiere locali in questo caso potranno anche guadagnarci. Ma questa per ora è musica del futuro.

Ecco l'approfondimento del "Quotidiano".

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