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Economiesuisse critica il Governo “Non ha nemmeno una lista di priorità”

Economiesuisse critica il governo: «Non ha nemmeno una lista di priorità»
Economiesuisse critica il governo: «Non ha nemmeno una lista di priorità» Keystone-SDA

Nel suo discorso di commiato, il presidente uscente di Economiesuisse Christoph Mäder lancia un duro monito contro la paralisi politica della Svizzera, accusando l'Esecutivo di rimandare costantemente le decisioni su sfide cruciali come la previdenza, i rapporti con l'UE e la spesa pubblica.

Dopo sei anni Christoph Mäder lascerà presto la presidenza di Economiesuisse e lo fa con un monito sulla capacità della Svizzera di affrontare le sfide future.

Nel suo bilancio di commiato tratteggia un quadro di riforme bloccate e di una classe politica che, a suo dire, preferisce rimandare le decisioni difficili piuttosto che assumersi la responsabilità di scegliere.

“Se non siamo più in grado di trovare compromessi, presto avremo un problema di sistema”, afferma il 66enne in un’intervista pubblicata venerdì dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ), sintetizzando il timore che l’incapacità di dialogare stia minando alle fondamenta il modello politico elvetico. Un modello che, secondo lui, soffre oggi di una “crisi degli intermediari” – partiti, media e associazioni – sempre più sostituiti, nella discussione pubblica, dalle voci degli estremismi polarizzanti.

Al centro della sua analisi c’è un attacco al modo di governare dell’esecutivo. “Il Consiglio federale in questo momento produce solo rattoppi, perché non ha maggioranze”, sostiene. “Per questo motivo, con l’aiuto del parlamento, continua a rimandare i grandi problemi: le finanze federali, la difesa nazionale, la previdenza per la vecchiaia, il rapporto con l’Europa”. Per Mäder, il problema non è l’assenza di soluzioni, ma la mancanza di volontà politica di applicarle. La prova? “In Svizzera il Consiglio federale non ha nemmeno una chiara lista di priorità. Perché? Perché non vuole”.

La neutralità

Un’accusa che l’avvocato argomenta con esempi concreti, a cominciare dalla politica di neutralità. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina a suo avviso si è persa un’occasione fondamentale per aggiornare la dottrina: Ignazio Cassis propose una concezione cooperativa della neutralità. “Il Consiglio federale ha liquidato questa importante discussione in un modo che ritengo irresponsabile. A mio avviso, il termine ‘cooperativo’ non descrive altro che la politica di neutralità che perseguiamo da sempre. Questo rifiuto di discutere è inaccettabile”.

Ora incombe l’iniziativa dell’UDC sulla neutralità. “Al momento, secondo i sondaggi, il consenso della popolazione è ancora moderato, ma bisogna stare attenti. Fino al voto può succedere ancora molto. La discussione vera e propria non è ancora iniziata. Dobbiamo spiegare agli elettori che l’iniziativa non consolida lo status quo, ma rappresenta un passo indietro verso una neutralità rigida, inflessibile e meccanicistica che non è mai stata al centro della nostra politica”.

Altro nodo cruciale è il rapporto con Bruxelles, su cui Mäder mette in guardia da facili illusioni. “L’UDC ama affermare che la Svizzera è così importante per l’Ue che, anche in caso di un no agli accordi, ci garantirebbe comunque un trattamento speciale. Ciò è del tutto infondato”, sostiene. “La pazienza degli europei potrebbe avere i suoi chiari limiti”, avverte.

La spesa pubblica

Sul fronte interno, il presidente uscente di Economiesuisse critica la mancata riforma della spesa pubblica. Con circa il 60% del budget federale vincolato per legge, qualsiasi tentativo di risanamento diventa, a suo dire, una chimera. “Se non siamo finalmente disposti a includere nella discussione anche le spese vincolate, continueremo ad avere solo rattoppi”, afferma. “Non possiamo continuare a decidere nuove spese – come ora per la 13esima AVS o per il finanziamento dell’esercito – e allo stesso tempo sostenere che il bilancio è ‘vincolato’ e quindi intoccabile”. Per Mäder, questo significa “perdere la forza della vera azione politica”.

E proprio sul dossier dell’esercito l’ex membro della direzione di Syngenta usa parole dure. Mentre la Polonia supera il 4% del prodotto interno lordo (Pil) come spesa per la difesa, la Svizzera litiga ancora per un aumento all’1%: “è una dichiarazione di bancarotta”, tuona.

Critica il lavoro a tempo parziale

Critiche vengono mosse anche alle modalità di di lavoro dei cittadini, con la Svizzera che viene definita “campione del mondo del tempo parziale”. Per mantenere il benessere serve secondo Mäder “una discussione onesta sull’orario di lavoro, sull’orario settimanale e sulla durata della vita lavorativa”. E qui torna a colpire il governo: “Il fatto che il Consiglio federale abbia rinviato il tema dell’aumento dell’età pensionabile a dopo il 2040 è uno scandalo. Non si può semplicemente ignorare l’evoluzione demografica”.

In questo contesto di stallo, Mäder vede un rischio sistemico per la democrazia diretta. “Molte persone sono sopraffatte dai numerosi eventi traumatici che accadono nel mondo e decidono quindi di disinteressarsi. Ciò porta a una diminuzione della comprensione del sistema politico svizzero e a un calo dell’interesse per l’impegno politico. Nella nostra democrazia diretta, questo vuoto viene colmato dai poli populisti”, mette in guardia. E ciò è a suo dire ancora più pericoloso che in una democrazia rappresentativa.

Christoph Mäder è presidente di Economiesuisse dal 2020. Lascerà la carica in settembre, dopo due mandati: a succedergli sarà Silvan Wildhaber, CEO di Filtex AG, impresa tessile sangallese a conduzione familiare.

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